Riforma pensioni, quota 100: Brexit mette a rischio anche lavoratori precoci?

Per soddisfare alcune categorie di lavoratori devono quadrare i conti: può influire il taglio del Pil post-Brexit prospettato da Draghi?

Secondo Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, l’effetto Brexit può rappresentare una minaccia per l’Unione, un impatto tutt’altro che indolore visto che quel che si teme è una riduzione generale del Pil. Un grido d’allarme secondo altri, per chi va oltre le righe, che equivale a ulteriori difficoltà nell’affrontare questioni annose e ancora da risolvere, legate a bilanci interni già all’osso.

Sul sistema pensionistico, ad esempio, per quanto – come detto – le pensioni anticipate non dovrebbero subire conseguenze, restano alcune incognite su altri fronti.

In primo piano, ad esempio, la questione dei lavoratori precoci, particolari lavoratori che spesso ricorrono negli interventi (e fra le polemiche al corrente sistema pensionistico) della Lega Nord e del suo segretario Matteo Salvini e fra le categorie al momento più trascurate.

Si tratta di lavoratori e lavoratrici che hanno iniziato a lavorare a 14-15 anni e che per effetto dell’allungamento dell’età pensionabile, pur avendo già maturato 40 anni di contributi, sono ancora costretti a rimanere al loro posto (anche svolgendo mansioni usuranti), impossibilitati ad uscire dall’attuale sistema e – per questioni di carico anche fisico – penalizzati da lavori che non possono più continuare a svolgere fino all’età minima richiesta per andare in pensione.

Esistono sul tema pagine e pagine Facebook che raccolgono il malcontento di queste categorie di lavoratori, pronti ad uscire dal mondo del lavoro con soluzioni come la quota 100 (ovvero 60 anni di età e 40 di contributi). Ma sulla sorte di questa ed altre categorie al momento devono tenere i conti pubblici perché le casse dello Stato siano capienti…

 

 

 

[foto:  Finanzautile.org]