Riforma pensioni Governo Renzi: requisiti pensioni minime

Il Governo torna in settimana sulle pensioni: c'è uno spiraglio per l'aumento delle pensioni minime ma il dibattito è ancora aperto sull'Ape

Una certezza c’è: le pensioni cosiddette minime cambieranno ed aumenteranno, almeno secondo quando ha affermato ufficialmente il ministro del Lavoro nel corso del recente Forum Ambrosetti a Cernobbio. Tutto sta ora nei dettagli della manovra che chiede qualcosa come due miliardi di euro considerando tutto il capitolo pensioni: “…dobbiamo trovare la modalità e le forme” ha detto Giuliano Poletti.

La spinta è quella di agevolare le fasce di reddito più penalizzate dalla crisi finora e quelle che affrontano i cambiamenti in corso con situazioni svantaggiate, un argomento che torna caldo proprio questa settimana –  causalità vuole, proprio quando il Governo registra qualche punto in meno sui consensi per via di qualche recente dietrofront su alcune scelte – e dunque la partita si fa ancor più delicata.

Il concetto di fondo discusso anche con le parti sociali e – sulle prime – sostanzialmente condiviso, è che per favorire le pensioni minime occorre un parametro unico: il coefficiente ISEE, ovvero la soglia sotto la quale si potrebbe concedere l’indennità minima (attualmente pari a 500 euro al mese).

L’incontro fra Sindacati e Governo si è trovato proprio in funzione del principio secondo cui si ritoccheranno le pensioni più alte per favorire quelle più basse. Ma c’è una questione che separa ancora le sigle sindacali dalle scelte tecniche del Governo: il tema dell’Ape, ovvero quello delle pensioni anticipate legate al prestito agevolato dalle banche. Per la loro applicazione, da parte di Susanna Camusso in particolare, segretario CGIL, si teme il rischio che i lavoratori per godersi il loro assegno siano sostanzialmente costretti ad indebitarsi con banche ed assicurazioni.

[foto: Forexinfo.it]