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18 Dec

Apple e il cartello sugli e-book: dura lex, sed lex!

Francesco Calderone - 11 luglio 2013
11 luglio 2013
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Apple è colpevole di aver dato vita ad un cartello sui prezzi degli e-book, creando e gestendo i prezzi di vendita. La Corte Americana non ha ancora decretato la condanna, ma è certa che la società di Cupertino abbia violato le norme antitrust.

Denise Cote, giudice federale di Manhattan, ha condannato la Apple e gli editori degli e-book per aver creato un cartello sui prezzi di vendita, ovviamente maggiorati, dei suddetti libri virtuali. Tutto ciò in combutta con altre cinque case editrici che, a differenza di Apple, sono uscite allo scoperto, patteggiando, per non vedersi inflitte una condanna troppo pesante. Ad aver inchiodato la Apple sembrerebbe esserci una e-mail, rintracciata, di Steve Jobs, che ad Amazon, leader nella vendita e distribuzione degli e-book, chiedeva di alzare il prezzo di vendita del libro da 9,99 dollari (prezzo più che onesto per un libro ‘senza copertina’) a 15 dollari. In realtà il tentativo di Jobs era quello di motivare la ‘realtà’ ad apprezzare meglio il suo iPad, nuovo di zecca all’epoca, e far comprendere il reale valore che avevano gli e-book al fianco della tecnologia Apple.

Questo non è certamente un motivo sufficiente per generare un cartello sui prezzi e spingere gli acquirenti in un’unica direzione: deve esistere un mercato libero, in cui ognuno dei lettori deve avere la libertà di poter comprare a prezzi differenti. Questo è stato lo spirito della class action che si è mossa contro Apple, Amazon e gli altri.

Ancora non è stata stabilita la condanna, ma arriverà presto. Intanto l’avvocato difensore Snyder ha dichiarato: “Pratiche anti-concorrenziali. Non ha fatto nulla di male. Non ha cospirato con nessun editore per far salire i prezzi. L’azienda non può essere ritenuta colpevole per una decisione che gli editori hanno assunto in seguito alle condizioni del mercato”. Attraverso le parole di Neumayr, portavoce Apple, la società risponde: “Una montagna di accuse false. Quando abbiamo introdotto l’iBookstore nel 2010 abbiamo dato al consumatore la possibilità di scegliere, introducendo innovazione e concorrenza in un mercato che ne aveva molto bisogno e abbiamo rotto il controllo monopolistico di Amazon nel campo dell’editoria”.

Le dichiarazioni della Cote, a sentenza conclusa, sono state forti e nette, decretando uno stato delle cose molto allarmante per Apple: “Questo risultato è una vittoria per milioni di consumatori che scelgono di leggere i libri elettronici. Con la decisione odierna e il patteggiamento precedente con i cinque maggiori editori, i consumatori tornano a beneficiare di una maggiore concorrenza dei prezzi. La decisione odierna è passo essenziale per colmare i danni causati dalle azioni illegali di Apple”. Sembra proprio che oltre agli avversari accaniti sul fronte tecnologico, ora sia la stessa Giustizia ad attivarsi contro la Apple.

[foto: iphoneinformer.com]

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