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15 Dec

Apple sotto accusa: turni massacranti e niente pause per produrre il nuovo iPhone

LaRedazione - 6 settembre 2013
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6 settembre 2013
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Apple sotto accusa: turni massacranti e niente pause per produrre il nuovo iPhone. Una polemica che affonda le sue radici in realtà non certo in tempi recenti, ma nell’ultimo decennio, ovvero da quando Apple ha cominciato a rappresentare una delle aziende tecnologiche leader del mercato mondiale. Il boom commerciale di iPhone ha contribuito in maniera tangibile a questo processo, con milioni di pezzi da produrre, la stragrande maggioranza dei quali nei mercati asiatici, dove i lavoratori non hanno diritti e non sono tutelati in nessun modo, lavorando spesso con turni continuativi senza riposo, senza condizioni di sicurezza all’interno delle fabbriche, e con paghe che rispetto agli standard europei o statunitensi, definire ‘da fame’ sarebbe quantomeno riduttivo.

Un problema che però negli ultimi mesi si è accentuato visto che Apple sarebbe in piena fase di produzione dei componenti che serviranno per lanciare sul mercato i nuovi modelli di iPhone. Ovvero iPhone 5s, l’evoluzione di iPhone 5 uscito nei negozi un anno fa, e soprattutto l’attesissimo iPhone low-cost, la versione che dovrebbe aprire ad Apple le frontiere di quella fascia di clientela orientata sui prezzi medio-bassi nel comparto degli smartphone, che l’azienda di Cupertino ha sempre snobbato negli ultimi anni, ma alla quale sembra ora decisa a volersi rivolgere. Il nuovo iPhone low cost secondo indiscrezioni potrebbe essere presentato già il prossimo dieci settembre, ma attorno ad esso potrebbe scatenarsi una forte polemica riguardo le condizioni degli operai che lo hanno costruito. Come detto, si tratta di lavoratori costretti a produrre in condizioni durissime, in particolare nella fabbrica cinese di Waxi, ovvero quella dai quali sono arrivati gli allarmanti dati sulle condizioni degli operai: i quali, senza alcun tipo di formazione professionale, vengono costretti a lavorare in turni di undici ore che prevedono solo mezz’ora di pausa, ed arrivano ad accumulare ben oltre le sessanta ore settimanali alle quali Apple, tramite la firma di un protocollo lavorativo dedicato, aveva assicurato di attenersi come limite massimo per i tempi di produzione del singolo lavoratore.

Anche le condizioni di lavoro non sono edificanti, con stanze sovraffollate e pessime condizioni strutturali degli edifici. Una denuncia che aumenta l’imbarazzo di Apple sulla questione, considerando che l’azienda californiana aveva già dovuto affrontare la scabrosa problematica dell’ondata di suicidi, a causa delle inumane condizioni di lavoro, all’interno dello stabilimento di Taiwan della FoxConn, azienda produttrice di componenti Apple, che aveva costretto a rivedere le regole favorendo l’introduzione all’interno delle fabbriche di maggiori diritti per gli operai.

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