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Google contro i ‘glass’ italiani. Il nome è troppo simile

LaRedazione
18 luglio 2013
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Da Mountain View arriva la censura contro un’idea nata da due giovani imprenditori italiani, che hanno chiamato GlassUp degli speciali occhiali per la realtà aumentata. Nome troppo simile ai Google Glass, ma si scatenano già le obiezioni riguardo alla possibilità di brevettare ed utilizzare commercialmente nomi di oggetti di uso tanto comune, come occhiali o scarpe.

Google attacca i glass italiani: devono cambiare nome, causa similitudine troppo accentuata con quello che sarà uno dei progetti di punta dell’azienda di Mountain View nei prossimi mesi. Il caso specifico riguarda due giovani imprenditori italiani, Francesco Giartosio e Gianluigi Tregnaghi, che hanno messo a punto un dispositivo per la realtà aumentata, degli speciali occhiali tecnologici che non hanno però di certo le funzioni dei sofisticati Google Glass. La wearable technology resta una frontiera da seguire con grande attenzione, questo le principali aziende lo sanno, e a Mountain View assicurano che i Google Glass riusciranno a soppiantare gli smartphone come supporto tecnologico per eccellenza per la vita quotidiana. In questo senso infatti l’azienda americana non contesta ai giovani italiani la violazione del brevetto o delle funzionalità del prodotto, ma semplicemente quella del nome.

Per fornire un’ampia ed immediata riconoscibilità al dispositivo, Google si è affrettata a registrare il nome Glass per i propri occhiali del futuro; il fatto che Giartosio e Tregnaghi abbiano chiamato GlassUp i loro supporti per la realtà aumentata, non è stato ritenuto accettabile dalle parti di Mountain View. Un progetto nato dal crowdsourcing, ovvero da una raccolta di fondi online avviata dopo aver illustrato l’idea agli utenti. I GlassUp in realtà hanno meno funzionalità e sono senz’altro un progetto meno di ampio respiro rispetto ai Google Glass, ed hanno inoltre delle peculiarità molto differenti, come ad esempio la proiezione del display al centro della lente (che potrà essere anche graduata per persone miopi) e non in un angolo come avviene ad esempio per il device di Google. E’ stato lo stesso Giartosio in un’intervista ad esprimere il punto di vista italiano sulla vicenda, specificando come la wearable technology sarà il business del futuro, e sarà assurdo far brevettare nomi tanto comuni di oggetti di uso quotidiano, come occhiali oppure scarpe. Un’obiezione effettivamente calzante, ma in attesa di comprendere quale potrà essere lo sviluppo dell’intera vicenda, bisogna dire che l’interesse, per quanto con intenti censori, di Google, potrebbe rivelarsi utile a livello di battage pubblicitario per i GlassUp, che si possono già ordinare online, ma che nel loro progetto di crowdsourcing hanno finora ottenuto solamente ventunomila dei centocinquantamila dollari richiesti come finanziamento di partenza.

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