Google Street View, privacy see you soon

Google ha lanciato negli Stati Uniti Street View, un servizio che si integra con le Google Maps visualizzando le strade di alcune città statunitensi non solo dall’alto ma anche con una visualizzazione tridimensionale, a 360 gradi.

Ma a 24 ore dal varo del progetto, che ha viste coinvolte per prime le città di San Francisco, New York, Las Vegas, Denver e Miami sono già scattate le prime accuse di violazione della privacy da parte di alcuni passanti che sono stati scovati, e ripresi, mentre si muovevano nella loro quotidianeità.

Google Street View rilancia dunque nuovamente il problema della privacy
dal momento che guarda prepotentemente, e in qualche modo spia, la vita dei cittadini nell’atto di compiere azioni giornaliere perchè se Street View permette di conoscere un pò di più del mondo in cui viviamo o in cui vorremmo vivere, il problema della tutela della privacy di chi in quel mondo vive diventa di fondamentale importanza.

“E’ irresponsabile da parte di Google debuttare con un prodotto come questo senza considerare misure tecnologiche che permettano di oscurare l’identità delle persone fotografate. Se il furgone di Google capitasse davanti a casa vostra nel momento giusto potrebbe perfino riprendervi in una situazione imbarazzante”, ha commentato Kevin Bankston della Electronic Frontier Foundation che qualche anno fa è stato protagonista inconsapevole di una foto, utilizzata da una mappa online, che lo ritraeva mentre fumava una sigaretta fuori dall’ufficio dopo aver nascosto la cosa a tutti.

In realtà Street View consente la rimozione delle foto incriminate, così come specificato nell’ambito della presentazione da Google stesso: “la Street View propone solo fotografie di proprietà pubbliche. Questo tipo di catalogo non è molto diverso da quello che potrebbe mettere insieme una qualunque persona camminando con una macchina fotografica in mano”.

Ma la questione è di fondamentale importanza e va ben oltre l’utilizzo e la sperimentazione di nuove tecnologie: quanto è giusto fotografare la vita degli altri permettendo loro di rimuovere le foto che non ritengono corrette? E, soprattutto, in questo modo non si rischia di vivere tutti in un grande Truman Show che limita, di fatto, la propria libertà e instilla il seme della paura?