Italia.it ha chiuso, facciamo i conti

La notizia della chiusura è arrivata in sordina lo scorso fine settimana e sembrava dovesse rimanere quasi un segreto di Stato il motivo per cui il tanto decantato portale Italia.it avesse chiuso i battenti.

Invece a tornare sull’argomento, dopo la fuga di notizie, le prese di posizione e le richieste di chiarimento,è stato Francesco Rutelli, colui che ha voluto fortemente il progetto, per approdare ad altri lidi.

Rutelli ha fatto infatti sapere che "se si cercano responsabilità per l’inefficacia della soluzione tecnologica e l’incongruità dei finanziamenti ci si rivolga al governo della passata legislatura […]" e che "la veloce obsolescenza di strumenti informatici come il portale Italia.it consiglia, anche se si vuole non disperdere il patrimonio di dati acquisito, di trasferire la promozione online delle opportunità turistiche italiane all’Enit".

Insomma sarebbe l’Enit il responsabile del malcapitato fattaccio, almeno anche stando a sentire le parole di Ciro Esposito, il capo dipartimento per l’Innovazione tecnologica: "è l’Enit infatti ad avere la responsabilità di promuovere il turismo italiano presso i potenziali visitatori e chi se ne occupa professionalmente; nel suo board sono presenti congiuntamente lo Stato e le regioni italiane, alle quali compete in via esclusiva la gestione delle politiche turistiche, ed è guidato da una persona competente in materia come l’ingegner Umberto Paolucci. L’Enit sta preparando dunque un più aggiornato, efficiente e razionale portale turistico".

E l’Enit stesso rilancia: "quello che cercheremo di rendere operativo è qualcosa di più e di diverso rispetto al portale, definizione ormai datata. Una presenza online partecipativa con operatori privati e regioni da una parte, con i loro contributi redazionali e info turistiche e i viaggiatori-consumer dall’altra a raccontare e suggerire i luoghi da visitare del nostro paese".

Insomma, via tutto ciò che è obsoleto, vecchio e difficile da gestire e apertura totale a quello che ormai viene comunemente definito Web 2.0.

Ma quanto è stato speso per gestire Italia.it? Stando ai calcoli resi più o meno noti dagli organi preposti, sarebbero stati stanziati 45 milioni di euro ma ne sarebbero stati spesi, in due anni e mezzo, circa 7 per la costruzione e la gestione.

Quello che ci si chiede è come mai in due anni e mezzo nessuno si sia reso conto che un progetto di questo tipo, in un momento in cui gli utenti chiedono partecipazione attiva ai progetti online, rischiava di finire in un nulla di fatto e si sia aspettato l’ultimo momento per la chiusura totale.
Forse, azzardiamo, la scarsa conoscenza delle dinamiche del Web hanno impedito a chi ha operato su Italia.it di fare delle scelte corrette, limitandosi a trasferire asetticamente su Internet dei contenuti e senza dare modo ai lettori di diventare parte attiva del sistema.

A questo punto non si sa se davvero Italia.it risorgerà e come lo farà: l’augurio è che lo stanziamento restante non serva a tirar fuori un secondo progetto sulla falsariga del primo e quindi inutile, difficile e soprattutto vecchio.