La multa a Microsoft scontenta gli Usa

La notizia della multa comminata dall’Ue a Microsoft per abuso di posizione dominante non è stata accolta in maniera positiva negli Stati Uniti dove il ministero della Giustizia Usa ha emanato una nota nella quale sostiene che “la decisione comunitaria può aver la sfortunata conseguenza di danneggiare i consumatori bloccando l’innovazione e scoraggiando la concorrenza”.

Nella stessa nota l’amministrazione Usa sostiene che “negli Stati Uniti le leggi antitrust sono applicate per difendere i consumatori attraverso la difesa della concorrenza e non dei concorrenti. In assenza di danni dimostrabili ai consumatori tutte le compagnie, comprese quelle dominanti, sono incoraggiate a competere in modo vigoroso”.

Insomma, sostengono negli Stati Uniti, se non c’è concorrenza non c’è competizione e le conseguenze per i consumatori potrebbero essere pesanti.

Il commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, ha definito “completamente inaccettabile che un rappresentante dell’amministrazione statunitense critichi la decisione di un tribunale indipendente, per di più al di fuori della propria giurisdizione. La Commissione Ue non si esprime sulle decisioni dei tribunali statunitensi e per questo chiede lo stesso rispetto”.

Il punto non è tanto il rischio di un incidente diplomatico tra Usa ed Europa quanto il fatto che in questo modo si rischia che la questione diventi solo ed esclusivamente uno scontro tra Paesi con giurisprudenze ed economie diverse.

Intanto la sentenza dell’Ue nei confronti della Microsoft potrebbe rappresentare un precedente di poco conto in grado di avere importanti effetti su altri casi di antitrust che vedono coinvolte altre grosse compagnie statunitensi.

Nello specifico si tratta di Apple, nel mirino della Commissione Ue per un problema di discriminazione di prezzo dell’accoppiata iTunes/iPod nei diversi Paesi Ue, Intel che ha fatto pressione su alcune catene di distribuzione per impedire la vendita di computer basati sui processori della Amd e Qualcomm, in competizione con la Nokia per le licenze d’uso dei brevetti alla base dei chipset utilizzati nei telefonini; tra le aziende sul piede di guerra anche Google che potrebbe finire sotto indagine per la questione relativa all’acquisizione di DoubleClick.