Pirateria informatica, l’Ue approva l’IPRED 2

Quello della pirateria informatica è uno dei fenomeni in maggior crescita in Europa e ad accorgersene è stato anche il Parlamento Europeo che ha approvato l’Intellectual Property Enforcement Directive 2.

L’IPRED 2 è stato approvato con 374 voti positivi contro 278 contrari e 17 astenuti dopo essere stato ufficialmente presentato come elemento per armonizzare le leggi nazionali in modo da “rafforzare l’efficacia delle misure in campo”.

In sostanza, dunque, l’Intellectual Property Enforcement Directive 2 stabilisce quali attività possano essere considerate illecite, in che modo si debba agire e soprattutto qual’è il comportamento che ciascuno Stato appartenente all’Ue deve adottare nei casi in cui deve affrontare il problema della pirateria.

Si legge infatti nel testo approvato dal Parlamento Ue che “le disposizioni di questa direttiva devono essere integrate da alcune disposizioni penali sufficientemente dissuasive e applicabili su tutto il territorio della Comunità. Per contrastare efficacemente la contraffazione e la pirateria nell’ambito del mercato interno è necessario procedere al ravvicinamento di alcune disposizioni penali. Il legislatore comunitario è competente ad adottare le misure penali necessarie per garantire la piena efficacia delle norme che esso emana in materia di protezione della proprietà intellettuale, come definita dalla presente direttiva e comunque ad esclusione della materia brevettuale. Occorre prevedere disposizioni finalizzate ad agevolare le indagini penali. Gli Stati membri devono prevedere che i titolari del diritto di proprietà intellettuale interessati, o i loro rappresentanti, e gli esperti possano contribuire alle indagini condotte da squadre investigative comuni”.

Ma, si chiede Adiconsum, “il coinvolgimento dei titolari di diritti di proprietà intellettuale nelle squadre investigative comuni presenta rischi sotto il profilo dell’imparzialità dell’indagine, delle prove addotte e della tutela dei diritti della difesa. Gli Stati membri devono fare in modo che siano adeguatamente protetti i diritti della difesa e mantenute le norme sulla produzione di prove in campo penale”; dunque secondo l’Associazione per la Difesa dei Consumatori è necessario che al cittadino sia garantito che qualunque intromissione nella sua vita privata sia eseguita “solo da forze dell’Ordine e dalla magistratura, le uniche che agiscono per il più alto bene collettivo e non rispondono a meri interessi di parte. Il Parlamento Europeo ha preso per buone le sole proposte dei produttori. Non solo, si è permesso che la magistratura si attivi sulla semplice richiesta del produttore. Siamo di fronte al tentativo di utilizzare la magistratura a tutela del business e non del cittadino”.

Altroconsumo, da parte sua, ha fatto sapere di aver inviato “una lettera agli europarlamentari italiani chiedendo di votare alcuni emendamenti in modo che siano sanzionati i casi di vera pirateria del diritto d’autore e non criminalizzate le infrazioni involontarie. A nostro avviso l’attuale testo della Direttiva dovrebbe essere modificato affinché si penalizzino le industrie criminali che realizzano atti di pirateria sulla proprietà intellettuale e infrazioni su scala commerciale, proprio con lo scopo di un reale guadagno economico”.

Sostiene infatti Altroconsumo che “se venisse votata la versione della Direttiva senza gli emendamenti da noi sostenuti, il consumatore che acquistasse da un venditore ambulante un prodotto contraffatto rischierebbe una sanzione penale, dunque sarebbe equiparato a un criminale. Siamo per la difesa della proprietà industriale e intellettuale, ma riteniamo che la si debba combattere con ben altri mezzi, non con la criminalizzazione del singolo consumatore”.

Dunque se a livello teorico la direttiva Ue sembra avere le carte in regola per meglio definire gli ambiti di applicazione delle leggi sulla pirateria e per meglio definire cosa è e cosa non è definibile come pirateria, il grave problema è legato proprio alla definizione di pirateria che, avendo molte più sfumature di quelle previste dall’Ue, rischia di creare ancora più confusione normativa.