Redditi online, l’Agenzia delle entrate si difende

Continua a tenere banco la questione relativa alla pubblicazione su Internet dei redditi degli italiani risalenti al 2005 e adesso a far parlare è la presa di posizione dell’Agenzia delle Entrate che si è difesa davanti al Garante per la Privacy.

"La diffusione dei dati reddituali con modalità telematiche da parte dell’autorità pubblica costituisce un elemento di garanzia, trasparenza e affidabilità dell’informazione", sostiene l’Agenzia delle Entrate che dice anche di essersi attenuta al dettato legislativo, ad "un insieme di disposizioni che disegnano un quadro di trasparenza fiscale" e nello specifico alla "applicazione della normativa sulla predisposizione e pubblicazione degli elenchi dei contribuenti e di quella del codice dell’amministrazione digitale".

A questo scopo nei chiarimenti forniti al Garante l’Agenzia elenca le disposizioni che disegnano tale quadro di trasparenza fiscale ripercorrendo l’evoluzione delle norme che hanno regolato la pubblicità degli elenchi a partire dal Dpr numero 645 del 1958 fino all’articolo 69 del Dpr 600 del 1973 nella versione attualmente in vigore introdotta nel 1991; tale norma, si precisa, "attribuisce al direttore dell’Agenzia la fissazione dei termini e delle modalità per la formazione e la pubblicazione degli elenchi. Si tratta, dunque, di una valutazione amministrativa assunta dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito della sua autonomia".

La forma di pubblicità dei dati reddituali prevista dal legislatore, continua il Fisco, "consiste nella consultabilità dei dati da parte di chiunque. La ratio della norma è quella di favorire una forma di controllo diffuso da parte dei cittadini rispetto all’adempimento degli obblighi tributari".

La novità rispetto al passato, spiega l’Agenzia, "è rappresentata dal mezzo: internet. Ma si tratta di una novità relativa in quanto occorre considerare come gli articoli abitualmente pubblicati dai giornali che riportano i dati reddituali dei contribuenti sono per lungo tempo liberamente consultabili sulla rete. In definitiva la diffusione dei dati reddituali con modalità telematiche da parte dell’autorità pubblica costituisce un elemento di garanzia, trasparenza e affidabilità dell’informazione".

Intanto però, dopo il Codacons, anche l’Adoc ha presentato denuncia anche alla Polizia Postale per violazione della privacy sostenendo che "qualora venissero accertate responsabilità per la diffusione dei dati, riteniamo che possa essere risarcito il solo danno non patrimoniale, con particolare riferimento a quello morale soggettivo, per lesione della privacy, in fattispecie del D.Lgs. 196/2003".

Secondo l’Adoc, infatti, la pubblicità dei redditi in base alla legge del 1973 è corretta, ma dev’essere previsto un sistema di identificazione e tracciatura delle operazioni per evitare un uso illecito di tali dati: "la pubblicità dei redditi, così come prevista dall’art. 69 DPR 660/1973, è corretta e va mantenuta, anche in un’ottica di lotta all’evasione fiscale che l’Adoc sostiene fermamente. Ma è necessario che venga previsto e attivato un sistema di identificazione e di tracciatura delle operazioni effettuate, a tutela della privacy e come prevenzione per eventuali episodi di criminalità legati alla consultazione dei redditi".

L’Adoc contesta infine il riferimento a Paesi come Finlandia e Irlanda, utilizzati come esempi di trasparenza: "è vero che in Finlandia e in Irlanda i dati sono liberamente consultabili, ma è vero anche che in questi due Paesi la privacy è tutelata ai massimi livelli. In Irlanda sono pubblicati esclusivamente i redditi degli evasori fiscali, in Finlandia tutte le consultazioni effettuate sono registrate e tracciate, anche se fatte da un telefonino. Se questi Paesi devono essere usati come modello di riferimento in tema di giustizia sociale, perché allora non introdurre anche nel nostro ordinamento la proporzionalità delle multe inflitte agli automobilisti, in base al reddito, come avviene in Finlandia?".

E’ possibile scaricare il modello per il risarcimento del danno sul sito www.adoc.org.