Second Life, avatar e aziende in crisi

A pochi giorni dal primo raduno italiano di Second Life, i numeri parlano chiaro: molte aziende, deluse dai pochi profitti, iniziano a chiudere i battenti nell’universo Linden e molti avatar, dopo un primo accesso, non entrano più in Second Life.

Il business legato a Second Life è infatti risultato essere meno redditizio di ciò che si pensava all’inizio soprattutto perchè il numero di utenti raggiungibili tramite l’universo Linden è decisamente più ridotto di quello raggiungibile tramite le piattaforme tradizionali e dunque per le aziende investire in Second Life non è così redditizio come si credeva.

Ciò è legato soprattutto al fatto che degli 8 milioni di membri di Second Life  sono pochi quelli che utilizzano costantemente la piattaforma e sono invece moltissimi quelli che si sono loggati per provare l’universo virtuale ma non sono mai andati oltre.

E se qualcuno comincia ad ufficializzare l’abbandono (come la catena Aloft, un marchio della catena di Hotel Starwood, che ha dichiarato al Los Angeles Times che non esiste più alcuna ragione per rimanere in Second Life), c’è anche chi comincia a lasciare in uno stato di abbandono il proprio spazio virtuale su Second Life.

E così la popolazione attiva su Second Life è scesa del 2,5% fra maggio e giugno e il volume di scambi di Linden Dollar è passato dai 7,3 milioni di dollari a circa 6,8 milioni di dollari.

Intanto in Italia, dove tradizionalmente si arriva in ritardo, anche la crisi di Second Life non sembra essere ancora avvertita e così il ministro Di Pietro continua a spopolare, Telecom Italia e l’Inter hanno annunciato tutta una serie di iniziative virtuali: a quando il ridimensionamento del fenomeno anche da noi?