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12 Dec

Hotfile si accorda con le major per 80 milioni: è finita?

LaRedazione
4 dicembre 2013
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Hotfile era uno dei più noti file hoster della rete ed ora ha accettato di pagare circa ottanta milioni di dollari per risarcire il danno procurato alla Motion Picture Association of America (meglio nota come MPAA).

Hotfile era stato ritenuto in parte colpevole del reato di pirateria e violazione del coyright da parte dei suoi utenti ed era atteso in tribunale nei prossimi giorni per la valutazione dei danni causati alle major del settore. L’accordo raggiunto con la MPAA, ovviamente, chiude la questione con una cifra forfettaria che, di sicuro, fa la felicità di molti.

Nell’accordo siglato con la MPAA un punto fondamentale è la cessazione, da parte di Hotfile, di ogni tipo di attività. Questo, ed il risarcimento pattuito, scongiurano il pericolo di condanna – nel caso si fosse finiti nuovamente in tribunale – di una sanzione ben più pesante che si vociferava si aggirasse intorno ai cinquecento milioni di dollari.

Ma come mai si è arrivati, in un certo senso, alla condanna di Hotfile? Per due motivi fondamentali. Innanzitutto i gestori della piattaforma non hanno mai preso in considerazione le segnalazioni di irregolarità da parte dei legittimi detentori di copyright. Ne è la dimostrazione che con circa dieci milioni di segnalazioni sono stati bloccati soltanto 43 account.
In secondo luogo, poi, per il sistema di retribuzione economica in quanto Hotfile pagava gli utenti pirata che generavano più traffico.

Ma la vittoria delle major è, però, parziale. Infatti se da un lato con l’accordo firmato hanno sostanzialmente ottenuto non solo una dichiarazione di colpevolezza da parte di Hotfile ma anche l’impegno a sospendere le attività, dall’altro sono state invitate da parte delle autorità giudiziarie – accogliendo così una richiesta da parte della piattaforma di file hoster – a non usare più termini quali ladri e pirati per definire Hotfile e altri simili.

A nulla sono valse le giustificazioni di MPAA che ha addotto come causa dell’utilizzo di queste ingiurie la necessità di una semplificazione semantica e, soprattutto di sintesi. Il giudice Kathleen Williams che ha curato il caso su questo punto è stata irremovibile facendo segnare così una vittoria, seppur solo semantica, al noto cyberlocker.

Chiude di fatto, così, uno dei pilastri della pirateria informatica. Non è tanto l’accordo economico a spaventare la rete, quando la decisione di sospendere le attività. Questo significa un definitivo cambio di rotta per Hotfile e tutti i suoi emuli? Presto per dirlo ma, al momento, gli indizi portano tutti in quella direzione.

 

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