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Smartphone e tablet niente tassa sull’equo compenso

LaRedazione - 11 febbraio 2014
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Il presidente della SIAE Gino Paoli ha proposto un aumento sull’equo compenso per ogni copia privata di smartphone, tablet e computer. In passato con l’acquisto di uno smartphone si pagavano 90 centesimi di euro per l’equo compenso da copia privata, ossia un contributo creato con lo scopo di finanziare gli artisti e gli editori a causa di un mancato introito dovuto dall’utilizzo esclusivamente personale dei consumatori.

Il meccanismo dell’equo compenso da copia privata è stato molto utile nell’epoca in cui si creavano copie di videocassette e si masterizzavano cd musicali su compact disk vergini, ma oggi il mercato della musica è cambiato. Gli utenti adesso utilizzano i contenuti digitali come brani mp3, ebook e film sfruttando tecnologie come la modalità online o on demand, che non permettono la copia delle opere: per questo l’ormai obsoleto sistema dell’equo compenso da copia privata non è compatibile con le nuove modalità di acquisto.

Secondo il presidente della SIAE Gino Paoli l’equo compenso non è una tassa sugli smartphone, sui tablet e sui computer, ma è semplicemente un premio dell’autore. La legge italiana invece definisce l’equo compenso da copia privata come una prestazione patrimoniale imposta, quindi come un obbligo che lo Stato Italiano impone all’acquirente, il quale non è libero di decidere se pagarlo o meno. Per questo, almeno nel caso italiano, la definizione di Gino Paoli non è corretta e l’equo compenso da copia privata corrisponde ad una vera e propria tassa.

Il ministro dei Beni e delle attività culturali del turismo Massimo Bray ha annunciato la creazione di un ente di ricerca che avrà lo scopo di calcolare quanti dispositivi e quanti sistemi informatici vengono utilizzati dagli utenti italiani per realizzare copie personali dei contenuti acquistati. La tassa sull’equo compenso da copia privata è un modo legittimo per ricompensare tutti gli autori, gli editori e gli artisti ma nonostante ciò le commissioni alla SIAE devono essere definite in modo trasparente e soprattutto non devono essere scaricate interamente sui consumatori.

In ogni caso il ministro Bray ha voluto precisare che le nuove modalità di distribuzione delle opere digitali non consentono la duplicazione personale e quindi non ci sarà nessuna nuova tassa sull’equo compenso da copia privata, lasciando i prezzi di smartphone, tablet e computer completamente invariati.

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