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11 Dec

Università di Stanford: realizzato il primo pc senza silicio

LaRedazione
26 settembre 2013
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Grande passo avanti nel campo della ricerca tecnologica presso l’Università di Stanford, negli Stati Uniti, dove è stato infatti costruito il primo PC senza l’utilizzo di materiali in silicio. D’altronde diversi istituti scientifici, università e progetti di ricerca stanno studiando da tempo le diverse possibilità attraverso le quali si potrebbero realizzare dispositivi tecnologici con materiali differenti rispetto a quelli che attualmente vanno per la maggiore.

Questo per motivazioni relative principalmente ai costi, visto che l’obiettivo è costruire computer, smartphone, tablet e quant’altro a costi sempre più ridotti, ma dalle qualità sempre più elevate, ma le motivazioni sono anche relative alla questione ambientale, sempre in primo piano considerando l’enorme sviluppo attuale, e quello che inoltre si prevede, per gli oggetti d’avanguardia tecnologica.

Un futuro pieno di tecnologia potrebbe anche voler dire maggior numero problemi in tema di smaltimento rifiuti, e a Stanford stanno studiando diverse soluzioni per riuscire ad abbandonare quelle che sono le piste obbligate, al momento, per la costruzione dei personal computer.

In questo senso, sono venute in aiuto ai ricercatori le cosiddette nanotecnologie: per riuscire a realizzare infatti device sempre più performanti, ma anche di dimensioni sempre più ridotte, bisognerà infatti presto abbandonare il silicio che è arrivato al suo limite fisiologico. Impossibile realizzare microchip per processori e componenti dei PC ancora più ridotti, continuando ad utilizzare il silicio.

A Stanford hanno scoperto invece che questo sarà possibile con elementi che garantiscono una vera e propria miniaturizzazione degli attuali componenti, come ad esempio i cosiddetti ‘nanotubi’ di carbonio che sono serviti per costruire il primo prototipo di personal computer privo di componenti al silicio, che misura più o meno il volume di una moneta, proprio grazie ai nanotubi di carbonio che permettono collegamenti interni grazie a dispositivi conduttori da otto micrometri, ovvero millesimi di millimetro.

Se si pensa che il primo computer realizzato presso l’Università di Harvard misurava la bellezza di sedici metri, è ben più chiaro qual è stato l’enorme progresso in materia. L’utilizzo delle nanotecnologie può aprire un autentico universo per la costruzione dei nuovi computer ultracompatti ma allo stesso tempo potentissimi: il prototipo utilizzato a Stanford al momento è già in grado di sfruttare le potenzialità di un sistema operativo, anche se le prestazioni hardware sono ancora limitate rispetto ai PC di ultima generazione. Potrebbe essere però il primo passo verso una rivoluzione che taglierà completamente gli spazi occupati dalla tecnologia, senza limitarne però le prestazioni per gli utenti.

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