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18 Dec

Nsa spiava i mondi virtuali di World of Warcraft

LaRedazione - 10 dicembre 2013
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10 dicembre 2013
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Nsa spiava anche i videogiochi. La statunitense National Security Agency, infatti, ha infiltrato numerosi suoi agenti tra i giocatori del famosissimo World of Warcraft, vale a dire l’universo fantasy che su Internet è frequentato ogni mese da circa otto milioni di persone.

Non solo: gli 007 inglesi e gli agenti segreti di Fort Meade hanno messo gli artigli anche su Second Life, la realtà virtuale molto in voga qualche anno fa, e soprattutto su Xbox Live, vale a dire il network digitale creato da Microsoft che vede quasi cinquanta milioni di giocatori attivi.

Facile capire il motivo dello spionaggio: carpire le conversazioni private (peer to peer), e, nell’ambito di una gigantesca undercover operation, scandagliare le reti di relazioni e i dati personali di ogni giocatore con l’obiettivo di trovare indizi di velleità terroristiche o propositi criminali.

A renderlo noto è stato, ancora una volta, Edward Snowden, che ha diffuso un documento pubblicato su ProPublica, New York Times e Guardian, che fino a ieri mattina era ritenuto top secret.
Secondo quanto scrivevano gli analisti della Nsa ai loro superiori in una relazione risalente a cinque anni fa che recava il titolo Exploiting Terrorist Use of Games, veniva ritenuto molto probabile che i terroristi utilizzassero gli strumenti di comunicazione tipici degli ambienti virtuali e dei videogiochi: pseudonimi, chat di gruppo, conversazioni private, comunicazioni in broadcasting e messaggi testuali venivano considerati strumenti fondamentali per chi avesse intenzioni criminali, e andavano di pari passo con la capacità connettiva molto elevate delle piattaforme degli universi sintetici.

Tali realtà, inoltre, assicuravano a chi le usava l’opportunità di scambiare informazioni da personal computer o console a strumenti portatili come telefoni, palmari o tablet, il tutto in forma completamente anonima. Insomma, lo scenario presentava una convergenza perfetta per organizzare e reclutare nuovi adepti per scopi terroristici, grazie agli accessi controllati ed esclusivi.

Secondo l’agenzia, nello specifico, gli ambienti di gioco virtuale rappresentavano un’opportunità significativa, e potevano essere utilizzati per l’analisi dei network, per il loro monitoraggio e per la raccolta di informazioni attraverso contatti interpersonali (in gergo si parlava di HUMINT targeting), oltre che per la localizzazione degli obiettivi e l’archiviazione e l’identificazione di comunicazioni. Insomma, se siete stati giocatori di World of Warcraft, è probabile che siate state spiati dalla Nsa di recente.

 

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