Celentano torna e monopolizza Rai 1

Scritto il alle 23:03 dalla redazione di DGMag
Celentano torna e monopolizza Rai 1

Il suo ritorno era atteso da più parti e l'attesa non è stata vana.

Adriano Celentano, per il suo one-man show, ha voluto fare le cose in grande ed è riuscito a monopolizzare completamente la prima rete Rai; con La situazione di mia sorella non è buona Celentano non ha voluto strafare e anzi ha voluto ricreare un'atmosfera intima e familiare, resa tale anche e soprattutto dalla presenza dei suoi amici "storici" (Mogol e Gianni Bella).

Dopo lo strip di Laura Chiatti, Celentano (che ha scelto Fabio Fazio come intervistatore-spalla) è passato subito ai fatti e al tanto atteso monologo; nel corso del quale ha parlato di nucleare, radiazioni e polveri sottili.

Cirando Casini, Berlusconi, la destra e anche D'Alema che "dicono che oggi le centrali nucleari sarebbero più sicure, ma il rischio sono le scorie" e i politici che "hanno fretta, non possono aspettare sennò perdono i voti" ma anche Prodi che forse "è sulla strada giusta, fa promesse che si possono attuare ma il popolo non gradisce".

"In campagna elettorale", dice Celentano, "si affannano ad annunciare le cose buone per il Paese, ed ecco la lista dei dolci avvelenati. Quindi le città sarebbero più illuminate, ci sarebbero più grattacieli, perché qualche deficiente identifica il benessere dall'altezza dei grattacieli, a partire dai Comuni che sono i mandanti di architetti kamikaze che distruggono ogni cosa. Il debito pubblico diminuirebbe perché faremmo a meno di comprare l'energia dalla Francia e dalla Germania. Quindi il cittadino verrebbe ingannato da una illuminazione al di fuori della propria vita mentre dentro di lui aumenterebbe il buio del cancro".

Per Celentano, "il politico, quello vero, che dovrebbe fare della politica una missione, dovrebbe evitargli i pericoli per migliorare la qualità della vita. Non fa niente se le città sono meno illuminate"; infine l'invito a "investire nella ricerca, cercare quel traguardo che sembra irraggiungibile, ma che secondo me prima o poi ci si arriva, della fusione fredda senza scorie".

Canta poi Celentano e scorrono le immagini della repressione in Birmania e di Aung San Suu Kyi.

E nel finale di questo one man show più corto del normale, Celentano lancia un appello agli ultrà: basta andare negli stadi "con spranghe e bastoni a colpire la polizia" e anzi "cambiate il vostro simbolo, togliete l'accento e diventate ultra, e così seppellite tutti gli oggetti di violenza che caratterizzano la vostra identità".

"Andate negli stadi a viso scoperto", incita Celentano, "perchè deve partire da voi l'input primitivo che trasformerà in bene tutto ciò che è male. Dal fango nasce il fiore più bello. Se lo farete costringerete il potere a piegarsi ai vostri ideali, l'amore, l'uguaglianza, la passione per il bello. Obbligherete i politici anon commettere atti impuri e Mastella a una riflessione importante, a dire ho sbagliato a togliere l'ndagine al magistrato che stava indagando su di me, lo rimetto al suo posto".

Poi il plauso finale a Berlusconi: "è bello il successo del suo nuovo partito, ma Silvio, se vuoi davvero voltare pagina devi fare una rivoluzione dentro di te, dare un segnale che non sei più quello di ieri". E l'invito a "guardarci negli occhi col lo sguardo di chi non ha paura di mettere in discussione i progetti della Moratti e tutto ciò che è minimamente contro la natura. Se non lo farai, col nuovo partito non sarai un ultra e il tuo partito invecchierà quando meno te lo aspetti".
Tra musica e politica, Celentano dialoga con Fazio, Carmen Consoli e Milena Gabanelli in collegamento telefonico... sempre con la consueta calma che nasconde la tempesta.


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