
Anche Piero Chiambretti non è riuscito a scampare all'appuntamento con la critica televisiva, che dimostra di essere impietosa anche con un riconosciuto professionista come lui.
Il suo nuovo programma Chiambretti Night, partito martedì sera in seconda serata su Italia 1, ha raccolto giudizi piuttosto severi dai giornalisti che si occupano di televisione. Mirella Poggialini, ad esempio, storica critica dell'Avvenire, ritiene che sia partito senza idee e con troppi rimpianti rispetto all'esperienza privilegiata di Markette: "il suo cuore era a La7, come dimostravano, lungo tutto il Chiambretti Night, le accorate precisazioni del conduttore che si dissociava da Mediaset come pentito. E' partito in sordina, malgrado la grancassa iniziale, il Markette 2 ora in forza a Italia 1 e confinato alla mezzanotte, più di un'ora e mezza di una trasmissione fra il lento e il già visto, nel consueto night rutilante con ballerini e imitatori approssimativi. Chiambretti ha parlato parlato, come il suo solito, ma con una punta di nervosismo in più. Il risultato della serata-nottata è apparso smorto, privo di quella energia che un tempo il Pierino nazionale riusciva a trasmettere. Sarà l'effetto Mediaset con relativo imbarazzo? Saranno le prossime puntate a definire il rapporto, tutto da ricreare, fra il pubblico di una rete di forte afflusso e il conduttore di nicchia".
Per Antonio Dipollina di Repubblica, invece, lo sbarco di Chiambretti a Mediaset rischia di creare una congestione nella programmazione di seconda serata, con l'inevitabile conseguenza di uno zapping forsennato e dispersivo. In questo modo il giornalista motiva l'inizio del programma a tarda notte, per subentrare a una seconda serata già avviata e attirare il pubblico più notturno: "ovvio che dopo una certa ora si punta a radunare chi è reduce da Matrix. Chiambretti ha chiesto di giudicarlo dopo almeno tre puntate (bene, ma allora facciamo trenta, che è meglio). Il Chiambretti Night è la trasposizione esatta del Markette da una rete più piccola a una molto meno piccola. Con un sacco di tempo da spendere e molto più soldi. Ogni serata un risultato diverso, a seconda probabilmente anche dell'umore del conduttore".
Anche Roberto Levi de Il Giornale si mostra scettico e piuttosto deluso da questo atteso debutto: "mi sarei aspettato di più. Si è portato appresso la sua solita compagnia di giro (addirittura Jonathan del Grande Fratello) che è assai debole nell'insieme e rappresenta più una palla al piede che un valore aggiunto come si pretenderebbe in una situazione del genere. Né gli giova la lungaggine del programma, in linea con le peggiori abitudini della nostra televisione. Un prolungato siparietto sul pisello di Beckham uno se lo aspetta da Alvaro Vitali, non da Chiambretti. Da lui è giusto pretendere che possa volare un po' più in alto, ne avrebbe i mezzi, l'esperienza, la simpatia e quel talento istintivo che ha dimostrato di possedere nella carriera. Ma non sarebbe la prima volta che qualche talentuoso artista desideroso di cambiare aria e palinsesti si accomoda nelle fin troppo generose braccia di Mediaset per vivere sonni tranquilli senza sentire il bisogno di evolvere, di fare qualche passo avanti".
E' caduto un altro mito?
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