Il Tg1 non chiede scusa e anzi ci chiede di smetterla

Il Tg1 non chiede scusa e anzi ci chiede di smetterla

Evidentemente sommersi da email stizzite e di protesta per quanto è accaduto durante l'ormai tristemente famoso telegiornale delle 13.30 di qualche giorno fa, volete sapere il Tg1 cosa ha fatto ieri sul suo sito (screenshot in foto, visto che il grassetto rosso è stato rimosso!)?

Ci ha chiesto di smetterla di intasare la casella email, "che serve per segnalazioni", ci dice di aver "recepito il messaggio" ma cortesemente di piantarla qua: non una scusa, non una parola che lascia spazio alla redenzione, niente di niente, nè sul sito nè tantomeno in diretta tv.

Dove, peraltro, si continua a parlare di numeri se è vero che l'addio di Gianni Riotta è stato farcito di numeri e statistiche sui risultati raggiunti in un momento, ripetiamo fino all'ossessione, in cui sarebbe bene concentrarsi su altro.

Non siamo aprioristicamente convinti della necessità di un'informazione diversa ma siamo solo convinti che ci sia bisogno di un nuovo approccio ai modi di comunicare con gli spettatori, siano essi virtuali o reali; un modo più attento ai fatti e meno ai sensazionalismi, a ciò che accade e non a ciò che giova agli ascolti, a ciò che suscita interesse e non a ciò che si vuole susciti interesse.

Qualcuno,nel passato, ci ha insegnato che diventa notizia quell'evento degno di passare alla storia: oggi, in questa situazione, diventa notizia il dato di ascolto, diventa notizia la voce strozzata di una madre o un padre che scrive il numero del suo cellulare sulla maglietta del figlio per non perderlo tra le tende.

Lo ripetiamo: anche questa è notizia ma non si può pensare di creare l'evento solo basandosi sul pietismo e sul'emozionalità. Bisogna ragionare e, laddove ci sia il bisogno, chiedere scusa se si commettono errori.

Il Tg1 non lo fa e anzi persevera; e con lui persevera tutta l'informazione spettacolo, tutti quei giornalisti che si preoccupano di bussare sui vetri delle macchine dove dormono i terremotati per sentire il loro parere, che si preoccupano di raccontare cosa è successo all'orsacchiotto di un bambino di cui potrebbe non sapersi più niente.

Meritiamo davvero questo tipo di informazione? O la dobbiamo subire perchè non abbiamo alternative? Non avremmo più diritto a sapere perchè certe cose accadono, di chi sono le responsabilità, chi punire per quello che è successo all'Aquila? Non abbiamo diritto, come cittadini, ad esprimere lo sdegno verso ciò che ci viene raccontato e come ci viene raccontato?

E in tutto questo ci chiediamo: l'Ordine dei Giornalisti, e gli organi di controllo preposti, dove sono? A difendere un diritto di cronaca che non è più cronaca? A difendere una classe, la famosa casta, alla quale apparteniamo anche noi e che ci sta stretta quando leggiamo/sentiamo certe cose?

Qualcuno dirà che l'Italia è il Paese di chi critica, riferendosi magari anche a noi e al nostro piccolo; noi replichiamo che l'Italia è il Paese di chi vorrebbe criticare ma che, quando lo fa, viene zittito con messaggi come quelli apparsi ieri sul sito del Tg1.

Tanto per la cronaca, vi invitiamo a leggere il racconto VERO di chi ha vissuto e vive la tragedia: ad Anna il sostegno morale da parte di tutti noi! Da parte di chi fa parte della Casta e spesso, sempre più spesso, si vergogna!

Vedi anche:

Cattiva Maestra
Oltrelacoltre

Vittorio Zambardino


Categorie correlate

Televisione, Cronaca, Giornalismo, Informazione, Terremoto Aquila

Il governo vuole rendere reato lo sciacallaggio ma come mai nessuno considera reato questo comportamento da parte dei giornalisti?
perchè non viene tolta la tessera dell'ordine a lella volta di matrix e a quelli che fanno come lei?
Come mai?
e come mai devo pagare il canone per avere informazioni su quanti ascolti ha fato il tg1 invece che per avere informazioni serie?
VERGOGNA!

Mattinocinque stamattina ha rasentato la follia e solo ad un certo punto brachino si è reso conto dell'inopportunità di far avvicinare iolgiornalista a delle persone disperate ai funerali. Mandando in onda intanto, e commentando, le immagini di gente che si abbracciava e piangeva.

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