
Tutti pazzi per amore, la nuova fiction di RaiUno targata Publispei (come Un Medico in Famiglia e I Cesaroni), è un raro prodotto che coniuga popolarità e qualità, successo di pubblico e di critica.
Persino lo spietato Aldo Grasso, solitamente allergico alla fiction italiana, ne consiglia accoratamente la visione: "se per caso non lo state già facendo, fatelo. Seguite Tutti pazzi per amore. E' un caso abbastanza anomalo nella fiction italiana. E' vero che ha le sue radici nella commedia sofisticata americana, ma non solo. Ci sono citazioni tratte da C'è posta per te, Insonnia d'amore e da tanti altri film americani. Però poi c'è qualcosa di profondamente italiano. Nell'impedimento di questo grande amore c'è un'idea non nuova, ma molto bella: le canzoni del repertorio italiano attraverso cui i due protagonisti si parlano. E' una commedia divertente che rompe i soliti schemi della fiction italiana che, appunto, facendo tesoro di molti film hollywoodiani riesce a trovare una propria identità. Qualcuno può dire che i due attori non sono all'altezza dei personaggi, specie la Rocca. Ma fa niente. Per una volta c'è una novità da sostenere, qualcosa di italiano da vedere".
Tutti pazzi per amore mette d'accordo proprio tutti, visto che la stessa Mirella Poggialini, critica televisiva dell'Avvenire e autrice delle pagelle del Sorrisi e Canzoni Tv, riserva un volto molto alto a una delle sue interpreti "emergenti": "7+ alla brava e versatile Carlotta Natoli che emerge nell'indovinato cast di Tutti pazzi per amore di Raiuno e alleggerisce il gusto della melassa con agile ironia. Un'affermazione non facile, in un contesto ricco di facce giuste".
Anche Antonio Dipollina, su Repubblica, si mostra entusiasta e ribadisce la superiorità di Tutti Pazzi per Amore rispetto alla serialità familiare "media": "è una piacevole sorpresa: nei racconti leggeri e pop come questi, basta alzare il tono anche di poco e, in tv, si sbalordisce. Stefania Rocca, Emilio Solfrizzi, Neri Marcoré e gli altri, Riccardo Milani in regia, soggetto di Ivan Cotroneo: un gruppo che mette sicurezza anche se esigenze superiori costringono a stare in zona Medico in famiglia oppure, ancora, fare da contraltare ai Cesaroni. Il risultato è piacevole, la trama scontata e improbabile è un giusto pretesto per costruirci attorno quadretti di vita comune ma non banale, senza la pretesa di reinventare il mondo e le persone ma proponendole nei loro aspetti basic ed eterni. Solo, con gusto e tocco superiore alla media di questo genere di prodotti".
A confermare la tesi non può essere che la mente creativa a cui si deve questo salto di qualità, lo scrittore e sceneggiatore Ivan Cotroneo, che si è così espresso in un'intervista a La Stampa: "Tutti pazzi per amore è quasi rivoluzionaria. E' la prima fiction italiana ispirata alle commedie sofisticate inglesi e americane. Montaggio serrato, più storie contemporaneamente, scansione temporale poco canonica e accenni di musical. Un azzardo riuscito. Questa storia del "voler rassicurare" non era prevista. Ho cominciato a lavorare al soggetto tre anni fa. Poi, sì, la crisi attuale ci ha aiutato".
Quanto alla "tematica del padre gay", si è riusciti nell'intento di non fare scandalo: "non volevamo teatralizzare l'omosessualità, men che meno provocare. Ci affascinava più che altro la reazione del figlio. All'inizio si arrabbia, di fronte a un coming out cambia tutto, ma alla lunga apprezzerà il coraggio del padre. Non c'è stata polemica".
E per una volta, è il caso di dirlo, vissero tutti felici e contenti anche nel mondo della critica televisiva.
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