Arrow: recensione dell’episodio 3×11 Midnight City [spoiler]

Il Team Arrow combatte per difendere i vivi e segna la sua prima vittoria

I sogni sono una cosa strana, ma sono sempre rivelatori dei più profondi desideri di una persona, e l’undicesimo episodio della terza stagione di Arrow, apre proprio scavando nell’intimo del suo protagonista che, in fase di guarigione dalle gravi ferite inferte dal suo nemico, sogna la sua Felicity ed una scena di congedo ben diversa da quella che abbiamo visto nella realtà. Oliver le dice infatti che ha deciso di non partire e di non affrontare Ra’s al Ghul, ripetendole che la ama poco prima di baciarla, poi – come nel peggiore degli incubi – una volta che il contatto tra le loro labbra si spezza, un rivolo di sangue gli esce dalla bocca e lui si trova, ancora una volta, trafitto dalla spada di Ra’s. Cosa vuol quindi comunicare il suo subconscio al nostro eroe? Sicuramente che non sarebbe voluto partire e, con altrettanta chiarezza, che Felicity è la persona che lo tiene ancorato alla vita, ciò che separa la sua realtà dall’incubo.

Eppure, quella spada conficcata nello stomaco, nonostante la sua decisione, nel sogno, di rimanere, sembra voler suggerirgli, ancora una volta, che i pericoli della vita che conduce rischiano comunque di allontanarlo dalla realizzazione dei suoi sogni. Oliver, in sostanza, sembra ancora caparbiamente convinto che la maschera che ha deciso di indossare, gli impedisca di avere una vita normale.

Un altro momento che ho trovato interessante e che fa comprendere quanto combattuto egli sia, è il suo scambio con Tatsu, quando lei gli dice che forse Oliver avrebbe potuto far cambiare idea a Maseo, circa la sua intenzione di tornare dalla Lega degli Assassini, ma che non riuscirà a far mutare opinione a Sarab. La risposta di Oliver è “Sarab è solo il nome che gli ha dato Ra’s al Ghul,” come a dire che Maseo e Sarab sono la stessa persona e che non è possibile che uno la pensi diversamente dall’altro. Vi ricorda nulla? Non è forse proprio lui quello che combatte costantemente tra ciò che desidera Oliver e quello che Arrow deve fare? Penso sia lecito chiedersi se Oliver ascolterà mai le sue stesse parole.

Ma torniamo a Starling City per capire come il Team se la stia cavando. Penso che gli autori, e lo dico con un certo sollievo, abbiano finalmente reso giustizia a Laurel/Black Canary e mi auguro sinceramente che continuino su questa linea. Il Team infatti è più sgangherato che mai, senza Oliver e senza Felicity, la quale – per sua stessa ammissione – ha vissuto sotto una roccia da che ha saputo della morte di Oliver. Diggle e Roy cercano come possono di aiutare la città, ma combattono chiaramente contro un nemico più grande di loro e soprattutto, alla loro difficile situazione, si aggiunge l’ansia per Laurel, che cerca scompostamente di indossare i panni di Sara, finendo per segnare più sconfitte che vittorie. Né Roy, né Diggle vogliono infatti che rischi la vita per le strade e cercano di convincerla in tutti i modi ad abbandonare l’idea di prendere il posto di Canary. Quando poi Danny “Brick” Brickwell uccide uno dei tre consiglieri presi in ostaggio dall’ufficio del sindaco, lei stessa si convince di ciò che tutti le stanno ripetendo, che deve gettare la spugna, se vuole continuare a vivere e che sta facendo più danni che recando aiuto alla città.

Sorprendentemente, o forse no, a farle cambiare idea giunge Felicity. La giovane, completamente obnubilata dal dolore, dopo aver assistito al rapimento dei consiglieri da parte di Brick e averlo udito ricattare la città, imponendo al sindaco di far uscire le forze dell’ordine dal quartiere di The Glades, ha una vera e propria illuminazione, che condivide appunto con Laurel. Nonostante il dolore che sente, la parte di Felicity che, per inciso, amo di più, fa la sua comparsa. Ho sempre pensato a questo personaggio come ad un faro, una luce che viene trascinata in un mondo oscuro.

E’ indubbio che la brillante Felicity della prima serie è molto diversa da quella di oggi, ma nonostante ciò, nonostante quello che ha sofferto e che ha perso, quella luce farà sempre parte di lei ed è con questo spirito che dice a Laurel che non devono combattere in nome delle persone che hanno perso, ma per proteggere chi è ancora vivo. E non è forse questo il mantra alla base del profondo cambiamento di Arrow, da giustiziere della prima serie all’eroe “morto” per proteggere la sorella? Non è forse questo il senso di tutto che la stessa Felicity abbraccia ed accoglie con un misto di sollievo e dolore? Non è forse questa la ragione alla base della loro missione?
Il Team Arrow torna quindi in pista e segna la sua prima vittoria contro Brick salvando i consiglieri rapiti, anche se il sindaco, spaventata dalle minacce dell’uomo, decide comunque di fare quanto da lui chiesto e lasciargli il governo dei Glades.

Note sparse.
– Ho amato il senso di protezione che i reduci di Starling City hanno l’uno nei confronti degli altri, Roy verso Thea, Diggle, Roy e Felicity verso Laurel… il Team Arrow è più compatto che mai.
– Non sono convinta del modo, fin troppo facile, con cui Malcolm ha mollato l’osso con Thea, lasciandosi convincere a rimanere a Starling. Troppo semplicistico. Mi auguro che stia covando qualche altra orrenda trovata, è un cattivo veramente interessante e mi piace la sua totale mancanza di scrupoli, mista a sporadici sprazzi di un’umanità ormai quasi dimenticata.
– La storia di Maseo e Tatsu è di una infinita tristezza e mi pare chiaro che dietro al loro dolore si celi la devastante morte del figlioletto.
– Felicity, una volta rientrata nel Team Arrow, decide finalmente di aiutare Palmer con la realizzazione del suo costume e sembra avvicinarsi ulteriormente al suo capo, che, ancora una volta, non perde occasione di mostrarle quanto tenga a lei. Personalmente non credo la giovane ricambi i suoi sentimenti, ma ciò da cui è attratta è sicuramente il fatto che lui sia disposto a tutto per stare con lei. E comprendo anche come possa prendere in considerazione l’idea, considerato che Oliver è sempre stato quello dei “Ti amo, ma non posso stare con te.
– Lo slavato Chase, la nuova fiamma di Thea, rivela la sua vera natura e scopriamo, alla fine dell’episodio, che ha legami con la Lega degli Assassini. Fortunatamente il suo contatto è Maseo.

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