Arrow: recensione dell’episodio 3×19 Broken Arrow [spoiler]

A pochi episodi dalla fine della stagione, Arrow continua a stupire i fan con colpi di scena degni di un finale

E così è successo, Arrow ha perso un altro dei suoi protagonisti: Roy Harper, alias Arsenal, al secolo Colton Haynes – anche se non per mezzo del Tristo Mietitore – dà il suo addio quasi definitivo alla serie ed lo scambio di tweet di qualche tempo fa tra Amell e Haynes ha oggi un senso anche per noi.
Secondo quando dichiarato da BuzzFeed l’attore aveva sempre avuto un contratto limitato con lo show:

Quando abbiamo firmato con Colton lui usciva da Teen Wolf , nel quale era molto amato e aveva molte opportunità,” ha dichiarato Berlanti “quindi abbiamo fatto un contratto di prova in cui, per il suo e nostro bene, si diceva ‘facciamo solo un po’ di episodi e vediamo se ti diverti e ti piace’. E lui ha firmato. Poi è arrivata la stagione dei pilot e prima che che qualche altro show ce lo rubasse, abbiamo firmato con lui per due anni, quindi abbiamo sempre saputo che c’era una scadenza. Siamo grati del fatto che lui, all’alba del nostro show, ci abbia davvero concesso il tempo e l’impegno per aiutare la serie a farsi conoscere e far parlare di sé. E’ stato meraviglioso, sia come personaggio che come persona. E’ stato molto triste, ma in un certo senso ci siamo guardati tutti negli occhi sapendo che lui è all’inizio di quella che, sono certo, sarà un’incredibile ed importante carriera. Quindi è una cosa buona che debba andare per questo motivo e che abbiamo avuto il privilegio di averlo con noi fino a che è durata.

Quindi, miei cari fan di Roy Harper, non fatevi illusioni, perché l’attore – con l’eccezione del finale di stagione di Arrow, nel quale lo rivedremo – ha davvero lasciato la serie in maniera definitiva e sebbene sia plausibile che potremo vederlo spuntare in qualche episodio di The Flash o persino nel nuovo spinoff come ospite di puntata, possiamo dire che Arsenal ha attaccato al chiodo il suo costume.
La cosa interessante di questa storyline – la vera sorpresa – è che la sua uscita di scena, come scopriamo insieme ad Oliver alla fine dell’episodio, era stata programmata, all’insaputa del loro leader, proprio dal Team Arrow.
Con l’intento di aiutare Oliver a salvarsi dalla crociata vendicativa del Lance Furioso, infatti, Roy, Felicity e Diggle hanno sapientemente programmato la sua resa alla polizia e, grazie anche alla A.R.G.U.S. che ha fornito la materia prima, sono riusciti ad inscenare la sua morte in prigione, sancendo di fatto la sua uscita di scena dal panorama di Staling City, il tutto all’insaputa di un incredulo Oliver che avrebbe sicuramente rifiutato di accettare un piano simile se ne fosse venuto a conoscenza.
E’ interessante vedere come, in tutto l’episodio, i membri del Team Arrow non facciano altro che giocare ad una sorta di gioco che potremmo definite “conteniamo Oliver.” Più di una volta infatti lui cerca di convincere la sua squadra a organizzare la fuga di Roy dalla prigione e sia Diggle che Felicity tentano di distrarlo con altri problemi, come il fatto che un meta-umano sia arrivato in città e uccida varie persone nel corso di alcune rapine a delle banche.
Riguardando l’episodio con il senno di poi, effettivamente, sia Felicity che Diggle appaiono fin troppo poco in ansia per le sorti del loro compagno. Mentre Oliver sembra essere lacerato dai sensi di colpa, i membri restanti del Team sono sospettosamente poco collaborativi ed inclini ad aiutare Roy tanto che, in una particolare scena ad alto tasso di testosterone, Oliver e Dig vengono quasi alle mani quando il primo decide di far evadere Roy con o senza l’aiuto del resto del Team. Inutile dirlo (ne dubitavate?), il compito di fermare Oliver spetta a Felicity, che – ovviamente – riesce nel suo intento.
La ragazza infatti fa notare a Oliver che rischiare anche lui di finire in prigione, non aiuterebbe in alcun modo Roy e che il vero problema è che da uomo d’azione quale lui è, sta soffrendo il fatto di non poter agire per aiutare il suo amico, né indossare la maschera di Arrow per sconfiggere il meta-umano che sta portando la morte in città. Oliver infatti è letteralmente immobilizzato dalla confessione di Roy di essere Arrow perché, se indossasse la maschera, il giovane verrebbe sbugiardato, ragione per cui Felicity gli dice che, in una simile circostanza, deve lasciare che gli altri lo aiutino, anche se tutti sappiamo quanto sia difficile per Oliver non avere il controllo.
Ma Felicity va oltre e gli dice che la sua frustrazione probabilmente ha radici molto più profonde di quanto non pensi, Oliver ha infatti sacrificato tutto per essere Arrow, persino il suo amore per lei, e la consapevolezza che – anche se riuscisse a far fuggire Roy di prigione – Arrow non può più esistere a causa di quello che Ra’s al Ghul sta facendo per costringerlo ad accettare la sua offerta, deve essere un peso difficile da accettare.
Oliver a quel punto ricorda a Felicity le parole che Maseo gli aveva detto tanto prima, che nessun uomo può vivere avendo una doppia identità e che il fatto di aver rinunciato ad essere Oliver Queen per Arrow e non poter più indossare la sua maschera, lo fa dubitare della sua stessa identità. La risposta di Felicity è tanto immediata quanto sincera, anche se la ragazza tenta di fermarsi all’ultimo momento, perché gli dice di sapere chi lui sia, che indossi un abito o il suo costume, lui è l’uomo che lei… lui è l’uomo in cui lei crede. A voi il compito, non troppo difficile, di riempire il vuoto lasciato da quei puntini di sospensione: è ovvio che anche Oliver capisce ed, incredibilmente (o forse nemmeno troppo) questo gli basta.
Sapere che Felicity è dalla sua parte e che, nonostante tutto, lo ama ancora è abbastanza per ritrovare la strada e continuare a combattere anche quando è stato privato, metaforicamente e letteralmente, di tutte le armi per farlo.

E a proposito di armi, non possiamo non parlare della strana joint venture tra Rey Palmer e Oliver.
Arrow è fuori gioco, Oliver non può indossare la sua maschera per proteggere la città dal meta-umano che sta mietendo vittime e la sua unica possibilità è rivolgersi a Rey e, nonostante le circostanze siano tutt’altro che rosee, questa parte dell’episodio finisce per rivelarsi davvero spassosa. Intanto è evidente che Oliver non accetta con grande sportività l’essere messo all’angolo, soprattutto quando si tratta di cedere il posto proprio a Rey, in secondo luogo Palmer risulta essere ancora del tutto impreparato per affrontare un nemico tanto pericoloso sul campo. Il suo costume come ATOM sarà anche tecnologicamente super avanzato, ma l’uomo manca totalmente dell’allenamento per combattere, tanto che Oliver finisce per intervenire usando Ray come fosse letteralmente una marionetta e combattendo per lui grazie ad un dispositivo che gli permette di comandare a distanza la sua armatura. Quando però, nello scontro con Jake Simmons, questo dispositivo si danneggia, Oliver riesce comunque a dare all’uomo la giusta motivazione per vincere lo scontro, grazie al fatto che cedere significherebbe rischiare la vita di Felicity, la donna che entrambi amano.
Questa stretta collaborazione con il Team Arrow finirà, come è evidente dal suo sguardo alla fine dell’episodio, per insegnare a Rey due importanti lezioni:
la prima è che, nel mondo dei supereroi, fare troppo affidamento sulla tecnologia potrebbe rivelarsi mortale, se non impara davvero anche a combattere, “quando sono sul campo il mio arco, le mie frecce, sono solo strumenti. Io sono l’arma,” e se lo dice Oliver – oltre ad essere poetico – come fa notare Rey, è anche vero.
La seconda è che lui non ha alcuna speranza con Felicity (ma ne ha mai davvero avuta?).
Tra i due, tra Rey e Felicity, pende ancora quel “ti amo” non reciprocato da parte di lei. Rey ne è dolorosamente consapevole, Felicity ne è imbarazzata, la differenza è che, in questo episodio, l’uomo ha potuto vedere con i suoi occhi qualcosa che, fino a quel momento, era probabilmente solo un fastidioso sospetto. Felicity e Oliver si amano. La facilità con cui lei usa la proprio quella parola con Oliver, la stessa che ha negato a Rey, in una circostanza che potrebbe sembrare del tutto innocente, è la prova evidente che per questa strana e buffa coppia non è destinata a resistere… “c’è una buona possibilità che tu e Palmer siate imparentati,” fa notare Oliver in un momento particolarmente divertente dell’episodio, mentre osserva Palmer blaterare una serie di cose del tutto superflue quando va in missione per la prima volta e credo che tutti noi concordiamo con la conclusione del leader del Team Arrow…manteniamo il rapporto Palmer/Smoak su un piano fraterno, è più credibile e soprattutto non fa apparire Felicity come una persona che si accontenta di una seconda scelta o, peggio ancora, non si preoccupa dei sentimenti di Rey.

Concludiamo questa lunga recensione (c’era veramente molto da dire su questo episodio) con lo scioccante finale: Ra’s al Ghul, che era silente da troppo tempo, alza improvvisamente la barra della sfida contro Oliver facendo qualcosa che tutti temevamo, quando si presenta a casa di un’afflitta Thea, ancora convinta che Roy sia morto, e la trapassa da parte a parte con una spada. Sapevamo che Ra’s non avrebbe esitato ad arrivare a tanto, vederglielo fare è stata un’altra cosa.
Ora Oliver – come ci viene mostrato nel promo – non avrà altra scelta che accettare il suo futuro per poter salvare la sorella grazie alla Fossa di Lazzaro e diventare il nuovo comandante della Lega degli Assassini.

Altre curiosità sull’episodio.
– Nota di apprezzamento per l’incredibile capacità di Diggle di volatilizzarsi e lasciare Felicity e Oliver a condividere uno dei loro “momenti,” per non parlare degli sguardi che lancia.
– Nota di demerito per il fatto che non ci sia stato un saluto tra Thea e Roy, speriamo che si rimedi nel finale di stagione.
– Cisco, nel prendere in consegna Simmons/Deathbolt, scopre con Rey che l’uomo non era in Central City al momento dell’esplosione dell’acceleratore molecolare: come ha fatto quindi a diventare un meta-umano?
– Mai come in questo episodio ho trovato superfluo l’uso del flashback, in alcune circostanze mi piacerebbe che gli autori non abusassero del mezzo.