Arrow: recensione dell’episodio 4×19 Canary Cry [spoiler]

"Mi dispiace Dinah, ma Laurel se n'è andata. Non tornerà indietro, è morta".

Questa doveva essere una puntata completamente dedicata a Laurel Lance, alias Black Canary, e lo è decisamente stata.

Credo che gli autori abbiano reso giustizia al personaggio e a ciò che rappresentava e che forse abbiano lenito il dolore dei fan. In molti speravano che Laurel e Oliver, come in alcune versioni del fumetto, avessero un futuro insieme, è quindi comprensibile il motivo per cui gran parte dei flashback di questo episodio ci abbiano mostrato un momento del loro passato in cui i due giovani si sono appoggiati l’uno all’altra, cercando conforto nel rapporto che hanno sempre condiviso. Il richiamo alla morte di Tommy Merlyn, avvenuta in un momento in cui Oliver era una persona molto diversa da quella di oggi, sembra mettere molte cose in prospettiva: come il fatto che abbia una certa nomea per fuggire di fronte alla realtà e morte delle persone che ama: Tommy, Moira… Oliver non era presente a nessuno dei due funerali, il senso di colpa che lo pervadeva a quel tempo non gli aveva permesso di condividere il suo dolore pubblicamente. Oggi tuttavia le cose sembrano cambiate, il senso di responsabilità (più che di colpa) è sempre lì, presente, dopotutto Oliver Queen è l’uomo che ha portato insieme questo gruppo di persone, è il leader del Team Arrow e come tale è responsabile di ciò che accade ai membri di questo gruppo. Ma nonostante quindi senta forte questa responsabilità, ha forse cominciato a capire che non tutto può essere controllato e lo vede direttamente negli occhi e nella reazione del suo amico, di suo fratello, John Diggle.

Dig è devastato dalla morte di Laurel, convinto com’è che la fiducia (tradita) che aveva riposto nel proprio fratello sia la vera causa della morte della giovane. Ed in un certo senso ha ragione: se si fosse fidato delle parole di Oliver forse le cose sarebbero andate diversamente, ma il punto – per tutti i membri del Team Arrow – non è tanto imparare a non sentirsi in colpa, quanto piuttosto rendersi conto che la morte è implicita nella loro scelta di vita. E’ il destino di ogni eroe. E’ il motivo per cui è così difficile costruire e mantenere legami forti e duraturi per persone come loro, perché rischiano la vita ogni giorno, così come fanno le persone che gli restano accanto. Ciò nonostante è con una certa soddisfazione che assistiamo alla scena in cui Diggle colpisce Ruve, anche se – bisogna ammetterlo – vederlo alzare le mani contro una donna fa una certa impressione, ma ha anche dato la misura di quanto l’uomo fosse fuori di sé e di quanto desiderasse dare un senso a quanto accaduto, oltre a sfogare la sua cieca rabbia. Ma il punto è che Laurel – come Oliver, Dig, Felicity e Thea – ha fatto una scelta consapevole, ha deciso di mettere a repentaglio la propria vita per un bene superiore ed ecco perché era così importante salvare la sua reputazione, preservare il buon nome di Black Canary.

Nonostante comprenda la ragione della trama del furto dell’identità di Black Canary da parte di Evelyn Sharp, che doveva portare proprio alla salvaguardia della reputazione dell’eroina, qualche interrogativo rimane in sospeso: non è chiaro, per esempio, come Evelyn sia riuscita a modificare il dispositivo sonico usato da Laurel che avrebbe dovuto funzionare solo per lei, un dispositivo ad alto livello tecnologico, ideato appositamente per da Cisco agli Star Lab. Altra questione che rimane in sospeso è se davvero Black Canary non avrà un erede, in molti credono che il fatto che l’identità segreta di Laurel venga rivelata da Oliver significa che non vedremo più il personaggio nella serie, interpretato ovviamente da qualcun altro, ma visto come le cose vanno con Arrow, io non ne sarei così certa.

Un’altra questione molto importante che si è tornati ad affrontare con il sacrificio di Laurel è quello della morte. La morte vera, definitiva, quella che non lascia scampo.
Questo è un aspetto della serie che doveva essere recuperato. Nonostante Damien Darhk sia un nemico di tutto rispetto per Oliver, credo che la decisione di portare la magia e l’occulto nella serie non abbia, fino ad ora, pagato come gli autori pensavano. Arrow era sempre stato, fino alla terza stagione, lo show in cui non esistevano scorciatoie, in cui eroi/uomini (e donne) veri combattevano rischiando ogni giorno la vita; con l’introduzione del Pozzo di Lazzaro le cose hanno cominciato a cambiare sensibilmente e, fino a questo momento, non necessariamente in meglio. Mi domando quindi se la distruzione del Pozzo di Lazzaro da parte di Nyssa non sia stato un segno da parte degli autori, di voler in qualche modo tornare al passato. Il dolore di Lance è, in un certo senso, l’esempio migliore e anche più crudele, del motivo per il quale questa serie funziona meglio senza fronzoli magici: l’uomo cerca in tutti i modi di trovare una scappatoia alla morte della figlia, d’altronde ha visto tornare alla vita sia Thea che Sara, come non comprendere quindi la ragione per cui si attacchi alla speranza che anche Laurel possa salvarsi? Eppure le parole di Nyssa prima e di Oliver dopo suonano per lui come una condanna e nel momento in cui si rende conto di aver perso per sempre la figlia il dolore lo surclassa completamente, ma nella sua tragicità questo dolore rende anche il sacrificio di Laurel meno vano. Sinceramente, se c’è una lezione che bisognerebbe trarre da un episodio come questo, è proprio quella che Arrow dovrebbe tornare alle sue origini e lasciare la magia ed i meta-umani al mondo di Flash. Arrow funziona meglio quando gioca, anche così crudelmente, con le emozioni del proprio pubblico, quando le cose sono più realistiche, quando una ferita è una vera ferita, che sanguina e quando alla morte non c’è rimedio.

La fine dell’episodio è un modo interessante per riprendere le scene che abbiamo visto nei flashforward di quest’anno, quando ancora non sapevamo chi giacesse in quella tomba. Felicity, che deve affrontare il suo stesso senso di colpa, è tornata in seno al Team, non avrebbe potuto essere altrimenti, ma è tornata anche a ricoprire un ruolo forse persino più importante: dare una motivazione ad Oliver, perché il fatto che lui trovi sempre una scappatoia, un modo per sconfiggere i suoi nemici, anche quando sembrano imbattibili, questa è la ragione per cui lei lo ama. E come può Oliver non rispondere a questo richiamo?