Arrow: recensione dell’episodio 4×23 Schism [spoiler]

La quarta stagione di Arrow si conclude con uno scisma dal sapore dolce-amaro, ma comunque con un tono di speranza

Il finale di Arrow è la perfetta conclusione e sintesi di questa stagione, tra momenti entusiasmanti ed interrogativi rimasti senza risposta, a partire – e non è questione da poco – dal perché Damien Darhk fosse così deciso a distruggere il mondo: quale era il suo scopo e quali le sue motivazioni? Nonostante Neil McDonough si sia calato perfettamente nei panni del cattivo di stagione, resto dell’idea che questo personaggio non sia stato il migliore riuscito agli autori della serie. Slade Wilson, che non a caso viene nominato durante la puntata proprio da Damien, ha sempre avuto una missione da portare a termine, una motivazione ed uno scopo, per questo resta probabilmente il nemico migliore che Arrow/Oliver abbia mai affrontato, tra i due c’era una connessione emotiva che è mancata, per ovvi motivi, tra Darhk e Green Arrow e sicuramente, tirando le somme, la scelta di introdurre la magia nel mix della serie non ha contribuito a migliore la resa di questo personaggio.
Nonostante ciò questo finale è stato avvincente, soprattutto nei momenti in cui Green Arrow ha deciso di levare la maschera ed affrontare il proprio nemico, per così dire, a volto scoperto.

Come viene sottolineato da Curtis, vivere a Star City è una sfida per pochi, da quattro anni a questa parte la città ne ha subite di tutti i colori ed è comprensibile che i suoi abitanti siano più che frustrati dalla situazione e che potessero necessitare di uno speciale incoraggiamento. Molti spettatori avevano dato voce al proprio dispiacere quando, a metà della stagione, Oliver aveva deciso di abbandonare la corsa a sindaco della città: è quindi con un certo favore che è stata accolta con un certo favore la sua decisione di tornare ad occuparsi della propria città a viso scoperto. Che Oliver/Arrow/Green Arrow sia sempre stato dilaniato tra il suo lato oscuro e la luce è un tema che viene portato avanti fin dalla prima stagione, ma il passo ulteriore che si è fatto finalmente in questa stagione è che Oliver sembra aver compreso di non dover necessariamente scegliere una o l’altra cosa, quanto piuttosto accettare se stesso per ciò che è: un uomo che ha vissuto esperienze tali a causa dell quali conserverà sempre nel proprio cuore un lato oscuro, ma che avrà anche la tendenza a desiderare di non farsi dominare da questo aspetto. L’accettazione di sé è la chiave di lettura per un futuro probabilmente meno complicato per il nostro eroe e che sia lui (che Felicity) lo abbiano compreso, li metterà probabilmente sulla strada giusta per la riconciliazione.

A proposito della coppia, di Olicity, sono anche contenta di come la stagione sia finita per i due, senza che siano tornati espressamente insieme (sarebbe stata una ripetizione di quanto accaduto lo scorso anno), ma senza nemmeno che si separino. Quando ognuno decide di andarsene per la propria strada, infatti, Felicity è l’unica a rimanere al fianco di Oliver e la sua decisione è un’evidente dimostrazione di come anche lei abbia cominciato ad accettare davvero la natura di Oliver, per amarlo davvero la giovane deve infatti essere disposta ad accettare tutto di lui, anche la sua fallibilità, esattamente come Oliver deve imparare ad accettare il fatto che non potrà mai essere completamente buono o completamente cattivo. A prescindere da quali siano le sue intenzioni, il rischio di cadere nelle vecchie abitudini sarà sempre presente come una spada di Damocle, sulla sua testa, ma l’accettazione di sé è ciò che davvero cambierà le carte in tavola per Oliver. Allo stesso modo Felicity si rende conto che per stare con lui, per amarlo completamente, deve imparare ad accettare il rischio che lui possa sbagliare e, considerata la scena finale, sembra decisa finalmente a correrlo. la coppia che vediamo nella scena finale di questa stagione, non è la stessa spensierata che si allontanava insieme nel tramonto, ma è una coppia più consapevole e matura e pronta ad accettare le reciproche mancanze.

Al di là dell’introspezione dei personaggi, che sembrano finalmente aver fatto dei notevoli passi avanti in questo ultimo episodio, le scene migliori della puntata sono sicuramente quelle dello scontro Star City/Damien Darhk. Mentre l’uomo perde sempre di più i suoi poteri, dopo la carica ricevuta dall’uccisione delle tante vittime nell’episodio della scorsa settimana, Oliver riesce, con le sue parole di incoraggiamento, a ispirare i suoi concittadini, facendoli ribellare al potere di Darhk e convincendoli di poter prendere in mano il loro destino e così, ancora una volta, lo show dimostra quanto sia efficace quando si tratta di mettere in scena riprese così complesse ed epiche, che finiscono per diventare il puntata focale dell’intera puntata. Nonostante la sua promessa di non essere più un assassino, nello scontro finale con Darhk, Green Arrow si vede infine costretto a uccidere l’uomo, d’altronde era difficile immaginare che – considerati i suoi poteri – il nostro eroe potesse davvero correre il rischio di lasciarlo in vita: come dice lo stesso Oliver, con Slade ha avuto una scelta, mentre Darhk non gliene ha data alcuna.

Nonostante la vittoria finale e nonostante il Team sia riuscito a salvare il mondo e a liberarsi del suo acerrimo nemico, però, l’atmosfera nel covo di Arrow non è esattamente leggera.
La perdita di Laurel pesa ancora su tutti ed è difficile dimenticare quanto vicini siano stati alla distruzione totale della razza umana. Per questa ragione tutti i membri del Team decidono di fare qualche passo indietro per recuperare quanto perduto: Diggle torna ad indossare la sua divisa di soldato ed il suo arrivederci forse è quello che colpisce maggiormente, poiché l’uomo decide di tornare a rischiare la vita in una missione che sembra comunque altrettanto pericolosa di quella che ha abbracciato quando si è unito ad Oliver, per non parlare del fatto che ora lo fa lasciandosi alle spalle una figlia ed una moglie che ama immensamente. Thea comunica al fratello di aver deciso di appendere al chiodo il costume di Speedy e cercare parte dell’equilibrio perduto in questi anni: apprezzerei particolarmente che alla giovane, la prossima stagione, venga concessa un po’ di tregua e che trovi pare della felicità perduta, da quando Roy se n’è andato dalla sua vita la ragazza non sembra infatti essere riuscita a trovare più la serenità. Donna e Quentin, che rinuncia momentaneamente all’offerta di torna a far parte del corpo di polizia, si allontanano insieme alla ricerca di un po’ di felicità, mentre Curtis, Felicity ed Oliver decidono di restare per Star City, con quest’ultimo che accetta, appunto, il suolo di sindaco. Nonostante una stagione piuttosto oscura, a differenza di quanto affermato inizialmente dagli autori, la stagione si chiude in un’atmosfera dolce-amara, con uno scisma, appunto, ma una separazione che non ha il sapore di qualcosa di definitivo o troppo triste. Ogni membro del Team sembra giustamente deciso a prendersi del tempo per ritrovare le giuste motivazioni e, chi, come Oliver e Felicity, ha già percorso questo cammino e sa quale direzione vuole prendere resta per il bene della città, con l’intento di supportarsi a vicenda.

Resta la curiosità di sapere, per la prossima stagione, quale sarà per esempio il ruolo di Felicity, che ha perso la sua compagnia, che fine abbia fatto Malcolm o quale sarà l’evento che, inevitabilmente, riporterà il Team Arrow assieme. Per non parlare del fatto che gli autori hanno il difficilissimo compito di non annoiarci a morte con i nuovi attesissimi flashback, in cui vedremo finalmente l’Oliver del passato alle prese con la Bratva, la mafia russa, per mantenere la promessa fatta alla defunta Taiana.

Cosa ne pensate di questa quarta stagione nel suo complesso? E soprattutto, siete soddisfatti di come si sono concluse le cose? Diteci la vostra nei commenti ed arrivederci al prossimo anno!