Arrow: recensione dell’episodio 5×16 Checkmate [spoiler]

Oliver Queen viene messo sempre più alle strette dal suo nemico che si trova sempre "dieci passi davanti" al Team Arrow.

Se proprio vogliamo trovare un difetto a questo episodio dobbiamo parlare dell’incapacità di Oliver Queen di collegare il personaggio di Talia al Ghul (Lexa Doig) a Nyssa e Ras, soprattutto quando il personaggio ha passato un’intera stagione a contatto con la Lega degli Assassini e conosce da una vita lo stile di combattimento di Malcolm Merlyn, tutti elementi che rendono piuttosto difficile credere che il solo non aver mai pronunciato il proprio nome per intero da parte di Talia sia una valida giustificazione per non aver compreso chi davvero lei fosse. Ma tant’è, sebbene la cosa suoni difficile da credere, possiamo affermare senza ombra di dubbio che tutto il resto dell’episodio e come i personaggi si inseriscono nella storyline, si fanno largamente perdonare questa scivolata narrativa, perché al di là della sua introduzione nella storia, il fatto che la stessa Talia che ha fornito all’Oliver del passato tutte le armi per trasformarsi nel vigilante che era destinato a diventare, sia poi colei che nel presente ha cospirato con Prometheus, per vendicare la morte del proprio padre, è una perfetta quadratura del cerchio. Sia Talia che Adrian hanno perso il proprio padre per mano di Oliver e Talia, in particolare, vive con il senso di colpa di aver armato letteralmente la mano che lo ha ucciso e tutta questa trama, in una serie che negli ultimi anni ha avuto qualche difficoltà con la sua struttura narrativa, è così logica e tanto ben delineata da lasciare quasi stupiti. Tutto va esattamente al posto giusto giusto nel momento giusto e, come non ci stancheremo mai di ripetere, il fatto che il cattivo di questa stagione sia così ben concepito sta finalmente risollevando le sorti di questo importante arco narrativo di cinque anni che si concluderà con la fine di questa stagione.

Un plauso particolare in tutto questo va, oltre alla trama, a Josh Segarra e alla sua interpretazione di Adrian Chase. La sua posizione di procuratore distrettuale gli ha permesso (e continua a permettergli) di nascondersi in piena vista, dandoci una versione di un “cattivo di stagione” diversa da qualsiasi cosa la serie ci abbia abituati, soprattutto quando, persino dopo aver rivelato la proprio identità ad Oliver, Adrian non lascerà il suo ruolo pubblico, ma continuerà a sfidare Oliver in maniera persino più sfacciata. Segarra è riuscito a fare della rabbia contenuta e dell’irrisione una vera arte, giocando con emozioni forti e sul punto si esplodere contenute da un estremo controllo di se stesso e, forse, un po’ di follia. C’è una tale forza nella sua performance ed un tale realismo che personaggi come Malcolm MerlynDamien Dahrk, senza nulla togliere ai loro interpreti, sembrano al confronto delle macchiette. Dove Slade Wilson per esempio era pura rabbia, Adrian Chase affronta il suo nemico con una razionalità più minacciosa della violenza, manipolando Oliver in ogni sua mossa ed arrivando persino ad uccidere la propria moglie con una tale indifferenza da mostrare tutta la gravità della sua psicopatia. Il rischio per questo brillante nemico è ovviamente dietro le porte, Chase tende a ripetere così spesso di essere “sempre dieci passi davanti” ad Oliver, che questa sicurezza diventerà probabilmente la sua condanna, come sicuramente un ruolo determinante avranno anche i membri del Team Arrow.

Anche il dialogo finale di Oliver con Diggle avviene in circostanze diverse dal solito, quando Oliver si domanda che senso abbia avuto costruire tutto quello che ha cercato di costruire in questa stagione: il nuovo Team, il senso di ottimismo, la fiducia concessa, il suo ruolo come sindaco, l’impressione generale è che – nonostante da spettatori abbiamo visto spesso il protagonista della serie scontrarsi con un continui senso di colpa – in questo preciso contesto abbia tutto più senso di quanto ne mai abbia avuto, tanto da trovarsi alla fine della puntata letteralmente nelle mani di Prometheus e dover davvero confidare unicamente sui suoi amici per uscire da una situazione apparentemente senza via d’uscita, in cui non potrà più permettersi il lusso di dubitare del suo Team, perché la sua salvezza sarà nelle loro mani.

Mani che, in parte, sono impegnate altrove e in ben altri compiti, almeno quelle di Felicity Smoak che continua ad essere sempre più coinvolta da Helix e nonostante affermi di essere una donna adulta, capace di prendere le proprie decisioni, non sembra rendersi davvero conto della china pericolosa che sta discendendo. Ci auguriamo che la serie dedichi a questa trama il tempo e la cura che merita perché Helix si sta palesemente dimostrandosi un nemico davvero pericoloso da affrontare, forse persino più minaccioso di Prometheus stesso e della sua sete di vendetta e se adesso viene chiesto a Felicity solo qualcosa di illecito in cambio del loro aiuto, aspettiamo con entusiasmo il momento in cui la geniale hacker si renderà conto di non poter più dire di sì, pur non avendo altra scelta. Di questa trama è interessante anche come il tutto si stia svolgendo alla luce del sole, Diggle, Curtis e persino Oliver sanno che Felicity sta dedicando la sua attenzione a qualcosa di diverso dal Team Arrow e che è qualcosa di potenzialmente pericoloso, eppure nessuno si rende conto fino a che punto la situazione sia grave e quanto devastanti saranno probabilmente le conseguenze, tutte circostanze che non fanno che aumentare la tensione di una seconda parte di stagione davvero ben concepita.