Bones: recensione dell’episodio 11×18 The Movie in the Making [spoiler]

"In fin dei conti voglio solo essere una persona che dà più di quello che ha preso"

Michael Peterson, uno degli showrunner di Bones, lo aveva detto la scorsa settimana: “se avete qualche amico che guardava Bones in passato, consigliateli di vedere The Movie in the Making.
E mai ci fu consiglio migliore. Bones non è sicuramente il primo a sperimentare l’idea dell’episodio stile documentario, l’espediente in sé non è una novità per le serie TV, quindi la battaglia si gioca sul risultato finale, più che sull’idea in sé, e sicuramente il bilancio per The Movie in the Making è più che positivo.

Scritto da Keith Foglesong, un autore da tenere d’occhio per aver firmato alcuni dei migliori copioni della serie in questi ultimi anni, The Movie in the Making riesce a racchiudere in 45 minuti tutti i motivi per cui questa serie è riuscita ad arrivare indenne alla sua undicesima stagione, perdendo sì qualche colpo durante la strada – è inevitabile, – ma riuscendo comunque a mantenere intatto il suo spirito. L’episodio è insieme divertente e commovente e, incredibile a dirsi, sarebbe stato probabilmente il perfetto finale di serie se non avessimo ancora davanti, e per fortuna, 15 episodi da goderci prima di dire addio a Bones per sempre.

Non c’è davvero nulla di stonato in questa puntata, compresi i cliché del personaggio che rifugge la telecamera, come Cam, e di quello che invece la brama, come Hodgins. Il punto di vista diverso da cui osserviamo questa particolare indagine, non è solo interessante perché ci mostra particolari divertenti che normalmente sfuggono all’occhio dello spettatore, come quelle panoramiche negli uffici dei vari personaggi (avete notato per esempio il libro “Scienze forensi per zucconi” e la foto della madre di Aubrey nel suo ufficio?), ma soprattutto perché i protagonisti sono obbligati, in un certo senso, a dare voce a quei pensieri che normalmente non vengono espressi. Perché il documentario funzioni, infatti,e perché il pubblico capisca cosa sta accadendo, tutto il Team deve spiegare passo per passo il proprio ragionamento, il motivo per cui arriva a certe conclusioni e da cosa sono ispirate, la telecamera, insomma, deve essere in grado di spiegare il processo, il dietro le quinte di un’indagine. Per quanto banale l’osservazione possa essere sembrata, per esempio, sono rimasta colpita dalla risposta di Brennan al perché le ossa vengano analizzate così tante volte nel corso di un’indagine: Brennan risponde che lo fanno perché, grazie alle informazioni che arrivano loro da Booth e Aubrey, sono in grado di analizzarle ogni volta con occhio diverso e con lo scopo di cercare nuovi indizi, seguendo quella strada verso la quale vengono indirizzati dai loro colleghi. Nella sua banalità, questa è una di quelle informazioni che, una volta espressa, aggiunge un elemento interessante all’approccio della serie verso l’indagine al crimine. Scienza e istinto investigativo, in questa serie sono connessi in maniera così profonda e perfetta che quasi si finisce per darli per scontati, senza rendersi conto fino a che punto siano fondamentali. E questo è il motivo per cui, tra l’altro, Booth e Brennan funzionano tanto bene insieme, come coppia nella vita e sul lavoro,  perché sono complementari, l’uno senza l’altra non avrebbero mai raggiunto i risultati ed i traguardi a cui sono arrivati dopo una vita trascorsa assieme e questa è, e sarà sempre, la forza di questo show.

Non mancano ovviamente i momenti divertenti, come l’intervento di Brennan presso la scuola di Christine: per chi non lo sapesse, la bambina bionda vestita di rosa che, alla fine dell’episodio, dice di vole fare l’antropologa forense è la secondogenita di David Boreanaz, Bella, mentre il piccolo con gli occhiali e la maglia beige che risponde di doverci ancora pensare è il primogenito di Emily Deschanel, Hanry. Altrettanto buffo è il modo in cui la telecamera segue l’ossessione di Aubry per il cibo – l’inquadratura alla sua bocca sporca di cioccolata mentre dichiara di non essere affatto ossessionato dal cibo è stata esilarante, – come lo è Hodgins ed il suo “Re del laboratorio.” Ammetto di aver riso parecchio quanto Arastoo racconta che, dopo aver fatto una donazione anonima, Hodgins si sia auto definito “Re della modestia.” Anche la scena tra Cam e Hodgins, quando Cam chiede se la vittima sia stata picchiata con un pesce, solo perché Hodgins nomina il collagene di pesce è piuttosto esilarante, così come l’incredulità con cui continua a guardarla prima di congedarsi ripetendo “picchiato con un pesce.” Ci sono anche altri particolari contribuiscono ad aggiungere realismo all’episodio, come le foto di Booth e Brennan  che ritraggono i due da giovani e che sono vere foto appartenenti agli  attori adolescenti. Anche il dibattito tra Booth e Brennan su cosa Christine dovrebbe fare da grande, dopo che la figlia annuncia di voler diventare una venditrice di macchine e Brennan cerca di giustificarsi per aver mostrato le immagini di un cadavere a bambini così piccoli, è veramente divertente, con lo scambio di battute tra i due al Diner:

Brennan: Stavo solo cercando di prepararla.
Booth: Per cosa, la terapia?

Non mancano nemmeno i momenti commoventi, il caso in sé, pur passando leggermente in secondo piano, per ovvi motivi, è di quelli che non lascia del tutto indifferenti, il modo in cui Booth si relaziona al padre della vittima è davvero toccante, come lo è l’atteggiamento dolce-amaro con cui Brennan parla della sua esperienza scolastica e di come venisse presa in giro per il suo desiderio di diventare un’antropologa forense o Angela racconti dell’incidente che ha costretto Hodgins su una sedia a rotelle. Per non parlare poi di quando viene ricordato Sweets, al quale Booth e Brennan attribuiscono gran parte del merito per essere oggi una famiglia o Arastoo racconta della morte di Vincent Nigel Murray. Particolarmente commovente è la tenerezza con cui, mentre gioca nervosamente con le dita, Hodgins ricorda Zack dicendo:

“Credo che lavorare qui tra morti ed ammazzati fosse troppo per lui.”

Che non passi inoltre inosservato un altro momento davvero importante per Cam e Arastoo, dopo aver tentato in tutti i modi di nascondersi alle telecamere evitando domande personali, Cam infatti finirà per chiedere ad Arastoo di sposarla proprio di fronte ad esse:

“Ti amo. Amo il tuo modo di proteggermi e di combattere per me e io… Io voglio trascorrere il resto della mia vita con te.”

Il finale dell’episodio non poteva essere migliore, con tutti che rispondo alla domanda su che cosa vogliano fare da grandi, dimostrando, con una semplice risposta, che meravigliose persone questi personaggi siano e fino a che punto siano maturati, senza tradire la propria natura e le proprie origini:

Angela: Voglio essere una persona che vede la bellezza nel mondo e la trasmette agli altri.

Hodgins: Non voglio mai smettere di cercare.

Aubrey: Voglio essere quello che tutti gli adulti vogliono essere, un bambino.

Arastoo: Ho sempre voluto essere un marito ed un padre.

Cam: Cosa voglio diventare da grande? E’ una domanda troppo personale, non mi sento a mio agio a rispondere.

Booth: In fin dei conti voglio solo essere una persona che dà più di quello che ha preso.

Brennan: E’ facile, voglio essere la madre della più grande venditrice di macchine al mondo.