Castle: recensione dell’episodio 8×02 “XX” [spoiler]

La seconda parte della premiere dell'ottava stagione di Castle risponde a molte domande, ma lascia irrisolti molti cruciali interrogativi

Lo ribadisco perché il concetto sia chiaro: i nuovi showrunner avevano promesso di scuotere un po’ le cose in Castle e hanno mantenuto la promessa, che questo poi possa essere piaciuto al pubblico è un altro paio di maniche.

Ma proseguiamo con ordine, nella recensione della prima parte della premiere di Castle 8, avevo espresso una sola perplessità e cioè che, come con la serie era già accaduto in passato, con l’arrivo delle spiegazioni (vedi la trama del rapimento di Castle dello scorso anno),  le cose si facessero confuse e poco credibili, ma in questo caso il pericolo è stato più che scampato, direi aggirato, perché pur avendo il pubblico ottenuto qualche chiarimento sugli eventi che hanno portato Beckett a darsi alla fuga per proteggere Vikram, la spiegazione finale di questa ennesima, immensa cospirazione, è ben lontana dall’essere stata fornita.

Per chi avesse le idee un po’ confuse circa gli eventi che sono occorsi, le cose sono piuttosto semplici e riportano direttamente alle attività criminali di Bracken, l’ex senatore, ormai in prigione, colpevole della morte della madre di Beckett.
Tutto parte da una misteriosa parola: LocSat 2011 BD, si scopre infatti che Bracken aveva una talpa nella CIA che lo aveva aiutato a coprire il traffico di droga di cui era a capo usando degli aerei di questa compagnia per portare appunto la droga nel paese. I proventi della vendita della stessa dovevano servire a finanziare la sua campagna presidenziale e presto Beckett, parallelamente a Castle, Esposito e Ryan, scopre che lo stesso senatore aveva un “socio ombra” la cui identità non verrà svelata alla fine dell’episodio, il quale ha appunto ucciso tutti i membri della squadra di Beckett nella CIA, tentato di uccidere lei e Vikram e eliminato lo stesso Bracken per proteggere proprio la propria identità.
Beckett, in fuga per salvare la sua vita e quella del suo protetto, riceve parte di queste informazioni, tenetevi forte, addirittura dalla moglie del padre/agente segreto di Castle, Rita, la quale salva all’ultimo momento la nuora ed il suo protetto proprio quando stavano per essere uccisi. Sì, papà Castle a quanto pare è sposato ed ovviamente non con una donna normale, né un agente come lui, ma con una spia/simil agente 007 in gonnella (si fa per dire) piena di risorse, indipendente e decisa a scoprire l’identità dell’uomo che adesso sta usando Beckett come target da molto prima che lei fosse anche solo a conoscenza che questo individuo esistesse.

L’episodio è sicuramente avvincente, questo va detto, e Stana Katic fa come sempre un ottimo lavoro nel suo ruolo, ma c’è qualcosa di questo personaggio che a volte mi confonde.
Capisco per esempio il desiderio di non mostrare alcuna fragilità, considerate le circostanze difficile nelle quali si trova con il suo protetto, ma quando per esempio viene ferita in pieno ventre e si ricuce da sola la ferita senza mostrare alcun segno di disagio (o senza aver quanto meno ingoiato una boccetta di antidolorifici o aver preso della morfina), la cosa rasenta vagamente il ridicolo, per non parlare poi del suo rapporto con Castle.
Che questi due si amino non è in dubbio, ma c’è un però, perché Beckett, nonostante abbia detto più volte nell’arco del suo rapporto con Castle che non gli avrebbe mentito, continua di fatto a farlo, escludendolo da una parte di sé molto importante. Ovviamente capisco che l’intento degli autori sia quello di mostrare al pubblico questa vera e propria battaglia interna che la donna sta combattendo tra la felicità, una vita “normale” con l’uomo che ama e la sua ossessione di voler venire a capo di ogni mistero che si frappone sulla sua strada, a discapito del suo rapporto con Castle, ma c’è comunque qualcosa, nella sua mancanza di sincerità che mi lascia tutt’ora perplessa.
Alla fine dell’episodio, quando gli uomini che le hanno dato la caccia vengono arrestati, grazie alla collaborazione di Castle, Esposito e Ryan, che scoprono però poi di essere stati giocati dall’agente Allison Hyde, apparentemente venuta in soccorso di Beckett, ma in realtà coinvolta nella cospirazione, sulla quale, dopo essere stata trovata morta, viene fatta ricadere la responsabilità di tutta questa intricata situazione, non avrebbe forse Beckett dovuto imparare una lezione?
Una lezione che spesso Castle ha cercato di insegnarle? I problemi, sia che siano essi professionali o personali, si risolvono meglio in due, per non parlare dell’aiuto dei fidati  Esposito e Ryan. Quindi, pur comprendendo l’agitazione interiore di Kate e la paura che la decisione di andare a fondo a questo nuovo mistero porti con sé, perché continua a non fidarsi e a non lasciarsi andare? Che genere di evoluzione ha fatto come persona, da quando ci è stata introdotta nella prima stagione come questa donna indomita, decisa a risolvere un mistero che le ha sconvolto la vita? Perché, pur apparentemente mettendo davanti a sé la sicurezza dell’uomo che ama, sceglie sempre di allontanarsi?
Mi auguro, lo spero davvero, che al di là del farci divertire nei prossimi episodi con i tentativi di Castle di riportare accanto a sé Beckett, gli autori affrontino seriamente questo aspetto del loro rapporto, perché a volte, se proprio bisogna trovare un difetto a questa serie, tende a fare promesse che poi non mantiene. Come coppia, voglio finalmente vedere Beckett e Castle affrontare davvero i problemi e non comportarsi come se non esistessero, perché l’amore da solo, e questo la vita lo insegna spesso, a volte non basta.
Quindi ben venga la ricostruzione, ben venga la riconquista, ma ben venga soprattutto una seria analisi introspettiva dei personaggi, altrimenti tutto si riduce ad un discorso poco maturo e ancor meno realistico.

Vi lascio con questo ultimo pensiero: da quando in qua Alexis è diventata un genio in ambito investigativo, capace di armeggiare con il programma del sistema di sicurezza di un prestigioso hotel con la stessa facilità con cui tutti noi apriamo una pagina di Excel? Forse, e dico forse, sarebbe stato gradito arrivare a questo stato di cose costruendo il tutto in maniera più organica e credibile.

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