A Roma, alla scoperta del Pigneto

A Roma negli ultimi tempi non si fa che parlare del quartiere del Pigneto.

Il luogo è salito agli onori (anzi ai disonori) della cronaca dopo il presunto raid nazi-fascista a un phone-center gestito da bangladesi, successivamente scopertosi come una banale disputa su un portafogli rubato.

Fino a dieci anni fa questo grande triangolo isoscele inscritto tra le vie Prenestina e Casilina era pressochè ignorato dai romani e abitato da numerosi immigrati, grazie alla vicinanza alla stazione Termini e ai prezzi degli affitti molto contenuti; poi, per ragioni difficili da decifrare, e forse solo per una specie di moda, sono cominciati ad arrivare gli artisti, i registi, gli scrittori e tutto il mondo della bohème.

 

Improvvisamente il Pigneto ha fatto concorrenza prima al vicino San Lorenzo, poi a Campo de’ Fiori e a Trastevere, come luogo dove pulsa ancora la vera vita di quartiere, ma ancora lontano dalle mete dei turisti.

D’estate i ragazzi seduti sui muretti della grande isola pedonale potrebbero essere scambiati per quelli di Piazza Santa Maria in Trastevere o del Campo; sono spuntati come funghi i locali alla moda, come il ristorante Primo o l’Infernotto e non c’è trattoria che non sia segnalata dal Gambero rosso.

E così l’interesse dei nuovi avventori ha portato a riscoprire le vecchie storie di quartiere, tramandate da chi da qui non se n’è mai andato. Scopriamo che nei dintorni Pasolini ha girato quasi tutti i suoi film e che tra una pausa e l’altra si andava a sedere ai tavoli del bar Necci. Una casa bassa ricorda su una targa di essere "la casa dell’Accattone", quando più che case c’erano baracche.

E recentemente al Pigneto è venuto a vivere perfino Roberto Benigni, dando alla zona una definitiva consacrazione di vero e proprio quartiere pop.

 

La parte che a noi piace di più è quella dei Villini: si tratta appunto di ville costruite negli anni venti e destinate anticamente alla cooperativa dei ferrovieri romani. Ogni villino è circondato da uno splendido giardino coltivato ad alberi da frutta e la sensazione di tranquillità che si respira è presente raramente in altre zone di Roma tanto centrali.

Sembra infatti di stare fuori città. E sembra di stare in un luogo dove il tempo s’è fermato a tanti anni fa: l’arrotino in bicicletta, l’enoteca coi vini sfusi, i perdigiorno ai tavoli dei bar e i gatti in mezzo alla strada ricordano più un paese della via Emilia, che un quartiere della capitale.