Biglietti aerei online, indaga l’Ue

Fare affari online acquistando biglietti aerei a prezzi scontati potrebbe diventare più semplice se l’Ue deciderà di mettere alla gogna tutti quei siti che presentano degli specchietti delle allodole con i quali attirare utenti che vogliono acquistare biglietti aerei online da abbindolare.

Prezzi ingannevoli, irregolarità contrattuali, offerte pubblicizzate ma non disponibili e mancanza di trasparenza: sono queste le motivazioni che hanno portat la Commissione europea a lanciare una crociata che ha portato all’adozione di misure coercitive per la metà dei siti internet sul mercato.

Lo ha riferito il commissario Ue per i Consumatori Maglena Kuneva presentando una relazione intermedia su un’indagine che ha coinvolto 15 Autorità nazionali europee, più la Norvegia, sulla pubblicità fuorviante e sulle pratiche sleali riscontrate nei siti web che vendono biglietti aerei.

"Non si può accettare che un consumatore su tre che prenota un biglietto aereo online venga imbrogliato o indotto in errore e confuso", ha dichiarato la Kuneva aggiungendo che "la relazione dimostra che vi sono problemi gravi e persistenti per quanto riguarda la vendita di biglietti aerei con tutte le compagnie".

Il commissario europeo ha assicurato che l’indagine sarà conclusa entro il primo maggio dell’anno prossimo ma ha sottolineato che "il messaggio agli operatori del settore è chiaro: intervenite subito o interverremo noi. Dobbiamo avere prove tangibili di un miglioramento della situazione relativa alle vendite di biglietti e alle pratiche di marketing nel settore dei trasporti aerei entro il primo maggio dell’anno prossimo o non avremo altra alternativa che intervenire direttamente".

La relazione intermedia si basa sui dati disponibili di 13 stati membri fino al 22 febbraio 2008: per un sito su tre, ovvero per 137 siti Internet su 386 controllati, sono stati necessari interventi coercitivi per violazione delle norme comunitarie.

Il prezzo ingannevole è per il 58% dei siti controllati il problema principale, seguito da irregolarità dei termini contrattuali (49%) e dalla mancata disponibilità di un’offerta pubblicizzata (15%).