E-commerce, il turismo guida l’Italia arretrata

Il fenomeno dell’e-commerce cresce in Italia trainato dal turismo, che ha visto un aumento del 60% tra il 2005 e il 2006 e un fatturato complessivo di 1,571 miliardi di euro (i prodotti più venduti sono i voli aerei, gli alberghi e i pacchetti viaggio).

A seguire l’elettronica di consumo, che registra un terzo del fatturato rispetto al turismo (si tratta soprattutto di vendite di macchine fotografiche digitali e telefoni cellulari), al terzo posto il tempo libero e infine le assicurazioni.

Questi sono alcuni risultati di una ricerca condotta da Expedia sull’e-commerce in Italia e in Europa che ha preso in esame 2.251 aziende italiane che vendono online.

Ma l’Italia resta ben lontana dalla media europea e l’e-commerce italiano vale complessivamente soltanto il 2,2% del totale Europa.

Quali sono le ragioni principali che portano a questo ritardo dell’Italia nella fruizione di servizi e-commerce?

In primo luogo si può parlare di una reticenza di tipo culturale legata al fatto che acquistare online non è considerato, a torto, sicuro; e pagare con carta di credito agli italiani non piace, nonostante il pagamento avvenga tramite server sicuri.

Ma c’è anche da aggiungere a ciò le difficoltà strutturali legate alla bassissima diffusione della banda larga, che non consente di sfruttare al meglio la Rete, e ai problemi legati ai corrieri, al costo di spedizione e all’Iva, che incidono pesantemente sulla decisione d’acquisto dell’utente.

Secondo Expedia, dunque, è necessario che sia il Governo, di concerto con l’Ue, a prevedere incentivi economici, accordi per abbattere i dazi, regolamentazione, unificazione della normativa Iva, tutela della legalità, investimenti nelle infrastrutture e sensibilizzazione nei confronti dell’e-commerce.