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Estate 2010: meno ferie per gli italiani

dgmag - 23 giugno 2010
23 giugno 2010
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Il binomio italiani-fannulloni potrebbe essere sulla via del tramonto perchè anche se quest’anno è aumentato in media il numero di giorni di ferie disponibili (32,5 contro 31 dello scorso anno), è cresciuto anche il numero di giorni di vacanza non goduti (6, ossia il 18,4% dei giorni disponibili rispetto al 16% del 2009) e la fetta di connazionali che sostengono di non sfruttare tutti i giorni a disposizione (49% contro 44% del 2009).

Con queste credenziali, emerse dalla decima edizione dell’indagine realizzata da Harris Interactive per conto di Expedia sul rapporto dei lavoratori con le ferie,  gli italiani sono primi in Europa per giorni di vacanza lasciati sul piano ferie, secondi solo ai giapponesi (7,5 giorni avanzati) che rappresentano il vero modello di stakanovisti, con il record negativo di giorni disponibili (16,5 – quasi la metà degli italiani) e oltre il 45% di giorni di ferie non sfruttati.

Anche quando si parla di vacanze sono le donne ad avere la peggio: secondo quanto emerso dal sondaggio, le rappresentanti del gentil sesso dispongono in media ogni anno di 28,5 giorni di ferie, contro i 31,5 degli uomini e mediamente ne sfruttano solo 23, contro i 26 dei colleghi maschi.

Sono i giovani tra i 25 e i 34 anni quelli che sono costretti alle maggiori rinunce: si concedono solo 23 giorni di vacanza, contro i 25 giorni dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni e degli adulti tra i 35 e 44 anni e i 28 giorni dei lavoratori della fascia d’età 45-54. Il sud Italia – con una media di 23 giorni di ferie sfruttati all’anno – si conferma la macro-regione italiana meno vacanziera, diversamente da Italia settentrionale e centrale, rispettivamente con una media di 26 e 24,5 giorni. Forse più fortunati dei colleghi del nord, i lavoratori dell’Italia meridionale possono maggiormente sfruttare la vicinanza al mare durante i weekend per staccare la spina o addirittura concedersi un bagno o una passeggiata sulla spiaggia in pausa pranzo, risparmiando così sui giorni di ferie.

Per ovvi motivi sono i lavoratori appartenenti alle fasce di reddito più basse a rinunciare a partire: 21 giorni contro i 26,5 giorni di lavoratori con reddito medio e alto.

Il 28% degli italiani dichiara di lavorare più di 40 ore la settimana: sono più uomini che donne (27% contro 16%) tra i 18 e i 24 anni (35%), del nord Italia (26%) e con un reddito alto (33%).
Stremati da un anno di fatiche e sacrifici, per il 58% degli italiani che non rinunceranno a partire la priorità sarà trovare la soluzione al giusto rapporto qualità prezzo, mentre per il 28%l’importante sarà staccare dal lavoro.

Ma quali sono le ragioni che spingono a rinunciare alle ferie? Il 10% rinuncia per l’impossibilità del proprio partner a prendersi giorni di vacanza, preferendo rinunciare pur di abbandonare la meno fortunata dolce metà, confermandosi secondi in romanticismo solo ai colleghi spagnoli, abituati nel 12% dei casi a questo tipo di sacrificio.

Un 8% preferisce essere pagato per le ferie non usufruite (come molti dei lavoratori delle nazionalità prese in considerazione), cercando di sfruttare maggiormente i weekend e i piccoli break; gli utenti del Bel Paese registrano una durata media di viaggio di meno di tre giorni per il solo albergo, cinque giorni per i pacchetti e nove per i voli, differentemente dagli oltre tre giorni per l’acquisto del solo hotel da parte degli spagnoli, quasi sette giorni per i pacchetti da parte dei danesi e circa quindici giorni per i voli da parte dei norvegesi.

L’8% degli italiani sono costretti a rinunciare a causa degli impegni scolastici dei propri figli mentre un ulteriore 8%, lamenta di non aver abbastanza preavviso per riuscire a sfruttare le vacanze come si vorrebbe.

Diversamente, il 45% dei giapponesi dichiara di essere troppo impegnato riuscire a partire, mentre il 12% dei tedeschi il lavoro rappresenta la vita e sono per questo disposti a far a meno delle ferie.

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