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11 Dec

Gli hotel per gli italiani sono croce e delizia

8 giugno 2009
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Da sempre l’albergo è un luogo mitico come dimostrano centinaia di film in cui è un vero e proprio co-protagonista; ma come vivono la permanenza in albergo gli Italiani?

L’albergo e i suoi servizi sono amatissimi, a partire da tutto ciò che fa sentire coccolati, ovvero la prima colazione (46%), che è il servizio più apprezzato e che più influisce sulla valutazione dell’albergo stesso.

E in camera? L’incubo è trovarsi ad affrontare una notte su un letto scomodo (fondamentale che sia confortevole per il 39%) o in una stanza con le pareti di carta velina dove sentire tutto ciò che accade nelle altre camere (36%).

E’ quanto emerge da uno studio promosso da Nestlè Professional, che attraverso il suo Osservatorio ha realizzato 500 interviste a italiani tra i 18 e i 65 anni che, lavoro o vacanze, frequentano strutture alberghiere.

Cosa rende unico il soggiorno in albergo? La camera riveste una importanza fondamentale: il letto deve essere comodo (54%), ma nella valutazione complessiva una grande importanza ha anche il bagno che deve essere spazioso e confortevole (39%). Fondamentale un buon isolamento acustico per evitare rumori di vicini molesti o troppo passionali (36%) e che la camera abbia un’atmosfera calda (30%) e un arredamento ben curato (29%).

Una stanza perfetta non basta a trasformare la permanenza in hotel in un soggiorno da re, perché gli italiani cercano anche esperienze, servizi ed emozioni. In questo senso i plus offerti dall’albergo che piacciono di più partono dalla prima colazione (46%), che piace per la varietà di prodotti offerti (44%) e per il fatto che si trova già tutto pronto (17%) e viene addirittura preferita all’idromassaggio (45%), la sauna (37%) e il servizio in camera (28%).

Gli esperti hanno individuato cinque categorie, a partire dai sergenti di ferro. Sono soprattutto le donne, per loro tutto deve essere perfetto, fin nel minimo particolare. Attentissime alla categoria (46,7%) e all’aspetto esteriore dell’albergo (28,8%), si scatenano quando entrano in camera: come un Sergente istruttore passano in rassegna ogni angolo della stanza (46,3% contro il 35,4% degli uomini e degli appartenenti alle altre tribù), pronte a cogliere ogni minima sbavatura.

Incontentabili sul letto, che per il 59,1% di loro è immancabilmente scomodo e sulle dimensioni del bagno (40,9%), ma anche sulle dotazioni: vivono la mancanza del phon come un affronto personale.

Malgrado ciò tornate a casa rimpiangono molti aspetti di questa vita all’insegna delle coccole e dei servizi, a partire dalla prima colazione (47,1%, contro il 46% della media degli intervistati), ma anche servizi quali idromassaggio (46,7%), e spa (38,1%).

La seconda tribù individuata è quella degli iperansiosi alla Woody Allen. Sono sia uomini che donne e ogni aspetto della loro permanenza in albergo rappresenta una sfida quasi insormontabile: entrano in panico quando si trovano di fronte al termostato per regolare riscaldamento o condizionamento della camera (è un incubo per il 32,5% degli uomini e per il 29,6% delle donne di questa tribù), vivono nel timore di perdersi tra piani, sale e corridoi (è una paura che prende l’11% di loro). Ma sono anche quelli che controllano la stanza 5 o 6 volte prima del check out (51,4%), convinti di aver dimenticato qualcosa fuori dai bagagli e sono capaci di alzarsi nel cuore della notte per verificare che la porta della camera sia chiusa bene (22%). Ogni volta che tornano a casa gli sembra di essere scampati al naufragio del Titanic.

La terza tribù è quella che si ispira a Jack Sparrow il mitico protagonista di Pirati dei Carabi, ovvero gli edonisti. Ogni loro gesto o comportamento è slow e all’insegna dell’autogratificazione, tra loro c’è chi si gode la prima colazione per poco meno di 1 ora (5,8%), prima colazione che viene visto come un momento per coccolarsi, da dedicare solo a se stessi (16,7%) e per viziarsi mangiando cose sfiziose (29,6% contro il 25% delle altre tribù).

Se potessero vorrebbero prolungare all’infinito la loro permanenza, non a caso vorrebbero portarsi a casa oggetti ed esperienze che hanno vissuto in albergo, dall’accappatoio e le pantofole (27,2% e 21,8%), ai servizi, come la prima colazione (47,1%), ma anche l’area lounge (4,9%) dove intrattenersi con gli amici.

Gli appartenenti alla quarta tribù individuata sembrano l’incarnazione del personaggio di Furio, il puntiglioso marito creato da Verdone. La loro pignoleria inizia ancora prima dell’arrivo in albergo: per sceglierlo non si fidano di Internet (in assoluto ormai lo strumento più utilizzato per la scelta di un albergo), preferiscono andare di persona in agenzia di viaggi (25,6%) dove restano ore a bombardare di domande e delucidazioni l’incaricato e verificano l’avvenuta prenotazione più e più volte (il 27,6%).

Una volta arrivati in camera si precipitano a provare la comodità del letto (9,5%, contro l’8,2% della media degli intervistati), pronti a far sentire le loro rimostranze in direzione e a controllare la dotazione del frigobar e il contenuto dei diversi cassetti e stipi (8,6%, contro il 7,8% della media degli intervistati). Al momento del check out controllano il conto 10 volte per verificare che non ci sia il minimo errore (35%), ma sono anche ossessionati dal non svegliarsi in tempo per poter usufruire della prima colazione (18,7%) e dal personale dell’albergo, che temono sia troppo ficcanaso (13%).

Quinta tribù è quella degli emuli di Mary Poppins. Per loro la permanenza in albergo è una vera e propria necessità ed è funzionale al loro lavoro. Molti di loro viaggiano spesso, ecco allora che appena arrivano in camera devono farla propria: disfano subito i bagagli e si mettono in relax (rispettivamente i comportamenti del 17,9% e del 10,5% di chi viaggia per lavoro, contro il 12,9% e l’8% delle altre tribù).

Vivono nell’incubo del letto scomodo (60%) e di una camera con le pareti di carta velina, dove essere costretti ad ascoltare ogni cosa che avviene nella stanza accanto (49,5%), ma anche una camera con un’atmosfera fredda e poco accogliente (40%), in grado di acuire ulteriormente la mancanza di casa propria.

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