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15 Dec

Guida dell’Algeria di Jonathan Oakes

16 aprile 2009
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L’Algeria è uno dei più affascinanti Paesi del Mediterraneo, di cui poco si conosce, sebbene sia a poco più un’ora di volo dall’Italia.

L’Algeria è un Paese dal fascino inaspettato. Inavvicinabile per decenni, questa nazione oggi dimostra di affrontare una notevole, se pur faticosa, capacità di recupero e per questa ragione sta diventando una delle mete preferite del Nord Africa.

Come tutti i Paesi che si affacciano sulla sponda meridionale del Mediterraneo, l’Algeria ha due punti di forza: le vestigia romane e gli spettacolari paesaggi del Sahara.

Le tormentate vicende del recente passato hanno frenato l’afflusso dei turisti. Oggi l’Algeria è una meta di viaggio impegnativa, ma la guida pubblicata da Bradt Travel Guides e tradotta da FBE Edizioni intende fornire tutte le informazioni utili sulla situazione della sicurezza nel Paese e sulla scelta del periodo migliore per la visita.

Jonathan Oakes, l’autore, nato e cresciuto in un tranquillo villaggio dell’Inghilterra nord orientale, sin da piccolo sognava di visitare luoghi esotici e sperduti; un giorno mentre guardava un programma sui possedimenti coloniali francesi in Africa capì per certo che prima o poi avrebbe visitato l’Algeria, e nel tempo ha mantenuto la promessa fatta a se stesso.

Come tutti i visitatori occidentali anche Oakes non aveva le idee ben chiare su ciò che avrebbe trovato al suo arrivo; pensava a una nazione distrutta da anni di guerra, e come tutti, è rimasto sorpreso nel trovare un Paese elegante e vivace, anche se gli algerini sono ben consapevoli del problema d’immagine di cui soffre la loro nazione.


Di sicuro l’Algeria non è sempre un Paese semplice in cui vivere e lavorare, e ancor meno viaggiare, ma le ricompense per chi sa andare oltre le prime difficoltà sono immense. Jonathan Oakes ha saputo cogliere e descrivere con passione e precisione l’anima di questo Paese che sta per diventare una meta imperdibile dell’Africa settentrionale.

E bene sapere che l’Algeria trova posto solo nei depliant di alcuni tra i più avventurosi tour operator poiché non offre le solite vacanze a base di sole e di mare ma tour culturali più raffinati. Le rovine romane, i palazzi ottomani, i safari nel deserto, e lo stupefacente scenario montuoso sono le sue principali attrazioni.

Il Paese ormai è pronto per essere scoperto da una nuova generazione di viaggiatori, seguendo le orme dei vittoriani che per primi resero Algeri una destinazione turistica per europei ben informati.

Nella prima parte della guida Oakes offre le informazioni generali, geografia, clima, storia, lingua religione, cultura e informazioni pratiche. Quindi una base di conoscenza essenziale e necessaria per chiunque.

Negli otto capitoli della seconda parte vengono descritte le differenti zone a partire dalla capitale, la misteriosa Algeri, a la Cabilia la patria dei berberi, l’Algeria occidentale, l’Algeria orientale , il Sahara orientale,  e quello occidentale e per finire il grande Sud.

Algeri siede superba nella sua immensa baia, innalzandosi dal mare in una cerchia di colline come un anfiteatro. Algeri è una città o poco conosciuta o conosciuta per ragioni sbagliate. Di fatto era considerata come uno dei luoghi più pericolosi al mondo, ma le cose sono cambiate con il nuovo millennio e oggi non sembra affatto un luogo che ha ospitato per un decennio sommosse e terrorismo, ma si presenta come una città luminosa e aperta, con un’aria decisamente europea, soprattutto nel centro dove si possono ammirare splendidi edifici bianchi decorati da imposte legno blu.

Algeri è una città che soffre di una crisi di identità, poiché può sembrare nello stesso tempo tradizionale e moderna, può capitare di sedersi in un caffè pieno di uomini che bevono caffè forte, mangiano dolci orientali parlando in arabo, mentre nel bar accanto giovani vestiti all’ultima moda ordinano hamburger mentre musiche di MTV fanno da sottofondo. Tutto ciò però non crea confusione ma rende Algeri una capitale eclettica e tollerante.

Un capitolo a parte è rappresentato dalla Casbah, il cui solo nome basta a evocare immagini di stradine strette e buie, piene di intrighi; si tratta certamente di un luogo misterioso, sconosciuto e profondamente legato alle tradizioni di questo popolo. Questo è il vero cuore della città e da qui viene chi sostiene di essere un vero algerino. La Casbah è un mondo a parte e Oakes consiglia di visitarla se si vuole conoscere l’altra faccia di Algeri ma non senza una guida.


Il viaggio per il deserto inizia da Djanet, città frenetica, affollata, dedalo di stradine in cui, aromi speziati si confondono all’odore del sangue e della sporcizia. A Djanet si fa scorta di acqua e di viveri, si noleggiano asini e dromedari, indispensabili per trasportare i bagagli.

Camminare nel deserto non è cosa agevole, almeno per chi non è abituato alle movenze, sinuose e traditrici, delle dune sabbiose; quando il vento soffia porta con sé, fin sull’altopiano, ogni invadente granello di sabbia. Polvere fine, che entra negli occhi, nei vestiti, in bocca, nella pelle e dalla quale sembra davvero impossibile trovare riparo.

Ma la fatica è ricompensata ampiamente dalla bellezza del paesaggio. Un deserto d’alta quota, in cui l’asprezza delle rocce contorte si alterna e si contrappone alla dolcezza dei rilievi. In questo deserto algerino, il Tassili, le dune sono disegnate con perfette simmetrie geometriche e sembrano essere tagliate da una lama affilata. Il vento le modella a proprio piacimento, come un sapiente scultore con l’argilla.

In queste viscere di sabbia dorata e rossastra al tramonto, si trova uno dei tesori dell’umanità: nelle profondità delle grotte, tra gli anfratti delle rocce, all’ombra dei giganteschi pinnacoli.

Invisibili all’occhio umano, soprattutto se inesperto e disabituato come quello occidentale che soffre e deve proteggersi dall’ accecante luce, si nascondono migliaia di pitture rupestri, vecchie di centinaia di secoli, che fanno di questo luogo il più grande museo a cielo aperto del mondo.


Con il suo insolito paesaggio montano, la sua cultura particolare e la presenza di un diverso gruppo etnico la Cabilia è senz’altro differente da tutto il resto del Paese.

E la patria dei berberi cabili, che occupavano questa zona molto prima dell’arrivo dei romani. Un popolo che si è sempre mantenuto fedele alle proprie tradizioni e alla propria lingua. Nel corso dei secoli i berberi hanno cercato rifugio sulle montagne lasciando di conseguenza le zone costiere disabitate, concentrandosi soprattutto in piccoli villaggi abbarbicati sui versanti o sulla cima delle montagne. Tizi Ouzou,la capitale della Cabilia, di recente è stata  collegata ad Algeri dalla rete ferroviaria. Questa città che conta solo 90.000 abitanti è una città particolarmente vivace da un punto di vista culturale ed i suoi abitanti parlano di preferenza il berbero, ma anche l’ arabo e il francese. Nonostante le dimensioni ridotte Tizi Ouzou è sempre affollata piena di cantieri e palazzi in costruzione. Bellissima la vista che si gode da ogni angolo della città sulla catena montuosa del Djurdjura.

L’est dell’Algeria è una regione molto bella e varia che inizia a Setif e si estende fino al confine tunisino. L’area custodisce le rovine romane meglio conservate del Paese e alcune tra le città più belle di tutta l’Africa.

I resti di Djemila eTimgad dovrebbero essere presenti in tutti gli itinerari turistici che prevedono l’Algeria e anche i siti meno noti di Khemissa e Madaure meritano lo sforzo di una visita.

El Ghebar Monharek
è un piccolo paese di case fatte di fango che si erge nel deserto del Sahara e, lì vicino, fra le dune di sabbia dorata, c’è un fortino della Legione Straniera, ultimo avamposto di una guarnigione di legionari dimenticati da tutti, forse anche da Dio. Fra quelle mura color giallo ocra, dove tutto, persino le lenzuola fresche di bucato appena stese al vento, si tinge di color giallo ocra, ci sono gli alloggi, la cucina, la mensa, i bagni, l’armeria e le prigioni; invece, nel piazzale, si erge il pennone su cui sventola un tricolore bianco rosso e blu. Ogni sera, come fosse un antico rituale, i piantoni accendono tutte le lampade a petrolio le cui fiammelle sono talmente fioche da non consentire alle sentinelle di vedere oltre il proprio naso; così, non resta loro che stare in allerta con le orecchie ben tese e aspettare che giunga l’alba.


Costantina è considerata il capoluogo dell’Algeria orientale ed è la terza città più grande del Paese anche da un punto di vista economico, e nel complesso è una meta obbligata.

E l’ambientazione stessa a lasciare a bocca aperta il turista poiché la città siede sull’orlo di un burrone sopra una gola percorsa dal fiume Rhumel.

La gola è attraversata da ponti mozzafiato che di per sé costituiscono una ragione di visita della città, ma Costantina è pittoresca e affascinante, anche se alcune zone risultano particolarmente degradate e bisognose di restauro. Nella guida Oakes dedica ai Ponti un capitolo a parte – Le Pont el Kantara – La Passerelle Perregaux – Le Pont de Sidi Rached – Le Pont du Diable – Le Pont d’Arcole –  che sono uno spettacolo unico e di sicuro effetto ma che risultano  essere una dura prova per i visitatori che non abbiano nervi saldi.

 

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