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18 Dec

Italiani in vacanza all’estero, di cosa si sente la mancanza?

dgmag - 3 giugno 2009
3 giugno 2009
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Andare in vacanza all’estero si rivela un’esperienza non sempre priva di inconvenienti e rinunce.

Il sito di viaggi Trivago ha chiesto ai suoi viaggiatori, in cinque delle 16 piattaforme web del gruppo, cosa gli manca di più delle proprie abitudini quando trascorrono un periodo di vacanza all’estero. I risultati dimostrano che al 34% degli italiani pesa il fatto di non poter assaporare la propria cucina e di non poter ritrovare lo stesso sapore a cui si è abituati per “pizza e pasta” o di dover rinunciare alle famose lasagne della mamma” o, peggio, di doversi accontentare di prodotti “fac simili”.

Il 27%  accusa il disagio nel dover utilizzare un bagno accessoriato in modo diverso dal proprio: in particolare trovano difficile adattarsi ad un bagno sprovvisto del bidet. Il sanitario igienico che nel resto di Europa è considerato oramai retrò ed è stato abbandonato da decenni è per gli italiani un accessorio da bagno irrinunciabile e all’estero ne sentono la mancanza.

Il 12% si sente a disagio per la pulizia e l’igiene negli esercizi pubblici che non seguirebbe, secondo la percezione degli italiani all’estero, lo stesso standard del Belpaese.

Il proprio cuscino e letto non è poi tanto comodo quanto quello degli alberghi all’estero, secondo il 10%: vuoi per il famoso sacco lenzuolo e piumone integrato, il “duvet”, dentro il quale un italiano fa fatica ad abituarsi o per la consistenza e le dimensioni del cuscino che non sono esattamente le stesse di quello di casa.

Ad una piccolissima percentuale (3%) manca il “buonumore italiano”, un concetto probabilmente molto relativo, e solo al 14% non manca niente dell’Italia all’estero.

Negli altri paesi europei i risultati danno un quadro diverso: a tutti manca soprattutto il proprio letto, vuoi per la struttura, le dimensioni del cuscino, della coperta o altro. Hanno risposto cosí il 26% dei tedeschi, i francesi (24%) e gli olandesi (32%) ma soprattutto gli inglesi (41%) che soffrono particolarmente nel doversi adattare ad un altro giaciglio. Agli inglesi (13%) e francesi (15%) manca inoltre la propria lingua e fanno più fatica ad adattarsi in un paese straniero per via della comunicazione.

Agli spagnoli, come per gli italiani, mancano quelle piacevoli e uniche abitudini alimentari, quali le “tapas”, assaggi di vario genere, accompagnate da un buon vino e una cerveza, il tutto ovviamente “producto de Espana”.

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