La Terra del Fuoco in Argentina, ai confini del mondo

Siamo ai confini del mondo, più oltre c’è solo l’Antartide con i suoi ghiacciai, siamo al vertice estremo di quel paese smisurato che è l’Argentina, siamo di fronte ad uno degli scenari più suggestivi e selvaggi del mondo, in una delle roccaforti dello spirito di conquista e di esplorazione, siamo nella Terra del Fuoco.

Scoperta da Ferdinando Magellano nel 1520 e, secondo la leggenda, così ribattezzata per i numerosi fuochi accesi dalle popolazioni indigene per “salutare” il suo sbarco, la Terra del Fuoco è l’ultimo angolo della Patagonia; al centro di una controversa politica coloniale che ne ha fatto un luogo di frontiera, in cui le nuove etnie hanno sovrastato i primi abitanti, creando una strana commistione umana e culturale, un nuovo profilo meticcio in cui rimangono pochissimi segni dell’originaria fisionomia degli Indios.

Questa mescolanza – che non interessa solo l’uomo ma anche le specie animali (vale per tutti l’esempio dei castori, importati dai coloni olandesi e riprodottisi in maniera così vorticosa da diventare in breve protagonisti della fauna locale) e la natura che li circonda – è uno dei tratti distintivi di un’isola simbolicamente posta su un limite geografico.

Ushuaia non è solo la sua città più importante ma anche quella universalmente indicata come la più meridionale del mondo. Un sud che supera le convenzioni cardinali, per essere semplicemente uno degli opposti possibili, quello lontano da noi come dall’Equatore, quello vicino ai grandi freddi, ai ghiacciai smisurati, al bianco assoluto del Circolo Polare Antartico.

Le aree interne sono dominate da laghi e pianure e dall’ultimo drappello della Cordigliera delle Ande; le coste, invece, affacciate su gelide distese azzurre in cui l’Oceano Pacifico incontra quello Atlantico, rappresentano il regno dei pinguini.

Sono però i due impedibili parchi naturali ad attrarre il maggior numero di visitatori: il Parque Nacional Alberto M. De Agostini, per lo scenografica potenza dei suoi ghiacciai, e il Parque Nacional Cabo de Hornos, dove a dominare sono le tempeste in cui si muovono, incredibilmente vicine all’occhio umano, numerose tipologie di mammiferi marini.

Poi non resta che piegarsi alla credenza popolare e cercare una pianta di calafate, sfidare le sue spine e raccogliere qualche bacca, da ingoiare voracemente, per avere, come vuole la tradizione, la speranza di ritornare un giorno nella Terra del Fuoco.