Livorno, la ribelle d’Italia

Luogo senza pari, riassunto nello spirito aspro e ruspante, vivace e battagliero dei Toscani da un lato e dei “lupi di mare” dall’altro, Livorno racconta entrambi perché ad entrambi appartiene. Repubblica Marinara prima, roccaforte della Sinistra Italiana poi (tanto da vedere proprio tra le sue mura la nascita del P.C.I. nel 1921), la città ha sempre fatto un vanto del proprio spirito libero e indipendente.

Nella geografia del suo territorio si combinano l’armonia delle colline toscane, il fascino della costa (pianeggiante tra Marina di Carrara e Piombino, più scoscesa nella zona del Romito), le bellezze naturali del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (che qui accorpa l’Isola di Gorgona e le Secche della Meloria), le sfumature cromatiche, dall’ocra al rosso, della terra. Il suo tessuto urbano ha qualcosa di magico.

Passeggiare per le vie di Livorno significa muoversi tra le pagine della nostra storia in un continuo palpitare di sentimenti e immaginazione, che rimane fortissimo nonostante le pesanti mutilazioni subite nella ricostruzione post-bellica.

L’influenza medicea, tradotta nell’originario modello pentagonale ispirato ai criteri ideali delle città del Rinascimento, è alla base delle imponenti architetture della Fortezza Vecchia e della Fortezza Nuova, del Duomo e della planimetria di Piazza Grande.

Il connubio di razze e culture diverse è la fonte d’ispirazione per molte delle chiese, dei templi e dei cimiteri, come delle librerie e dei teatri, espressioni di una vivacità intellettuale che ha avuto nella redazione dell’Enciclopedia Italiana la sua più illustre traduzione.

La crescita demografica del ‘600 ha innescato la realizzazione del luogo che rappresenta l’anima palpitante della città: lo splendido quartiere di Venezia Nuova, un irresistibile incrocio di canali, vecchie costruzioni di gusto tardo-barocco, locali di intrattenimento e odore di sale. Il controllo edilizio del ‘700 è stato alla base del contenimento e della salvaguardia del centro storico.

Lo spirito di rinnovamento ottocentesco ha alimentato lo sviluppo di Piazza Cavour, della Cinta Daziaria e di Piazza della Repubblica, mentre è la scoperta della recettività balneare a disegnare l’elegante Passeggiata a Mare (che arrivava dapprima all’antico borgo di Ardenza e per poi estendersi fino ad Antignano, contrassegnando la zona per uno spirito da Belle Epoque tuttora percepibile), il nuovo ordine degli stabilimenti e il potenziamento del porto. Mentre il gusto Liberty del primo Novecento ha ispirato strutture eclettiche come Palazzo della Galleria o Palazzo del Governo.

Quella che rappresenta però l’attrattiva principale di questa città è la sue gente, particolare, anarchica, indomabile, perfettamente rappresentata dalla folta schiera dei proverbi livornesi che fanno tanta parte del suo vernacolo e della sua tradizione. Per capirla ne basta uno: «se vo’ fa’ come ti pare, a Livorno devi andare»!