Ritardo del treno, Trenitalia condannata di nuovo

Continuano le sentenze contro Trenitalia che, dopo essere stata condannata al risarcimento per danni morali in seguito a ritardi dei suoi treni sul territorio italiano, adesso sempre in sede giudiziaria è stata costretta a pagare i danni ad un passeggero che aveva deciso di raggiungere Parigi in treno per una vacanza e all’andata è arrivato con 5 ore di ritardo, mentre al ritorno ha viaggiato in un vagone senza riscaldamento e il convoglio e’ arrivato in una stazione diversa da quella prevista.

Questi i fatti, esposti dal Codacons che ha partecipato in prima linea al procedimento.

Nel 2005 il signor Adelio Riccio aveva acquistato un biglietto andata e ritorno Milano-Parigi per andare in vacanza con la sua famiglia: ora prevista di arrivo 8,23 del 7 dicembre 2005. Ma il treno arrivò con ben 5 ore di ritardo, alle 13,30, senza nessuna comunicazione ai passeggeri nel corso del viaggio. Una giornata di soggiorno persa per una breve vacanza. Al ritorno non andò molto meglio perchè il treno era privo di riscaldamento: 9 ore e trenta di viaggio, in piena notte, in dicembre, al freddo. Infine Riccio e famiglia arrivarono alla stazione di Milano Centrale invece che a Lambrate.

Trenitalia offrì ai passeggeri due “bonus” di 79 e 90 euro, per un totale di 169 euro, validi per acquistare biglietti di viaggio entro 6 mesi dal giorno di emissione ma il sig. Riccio, considerato di aver pagato i biglietti per l’intera famiglia 520 euro, visti i disagi subiti e l’impossibilità ad utilizzare in tempo utile i bonus, non ha accettato e si è rivolto al Codacons, che ha intentato una causa di risarcimento davanti al Giudice di pace di Milano.

Il giudice, Dott.ssa Larisa Marchioretto, ha ora condannato Trenitalia a pagare 583,60 euro così ripartiti: 520 di costo dei biglietti e 63,60 per l’albergo, oltre alle spese sostenute dal sig. Riccio liquidate in 2.438,75 euro, di cui 368.75 per spese, 1.065 per diritti e 1.005 per onorari.

La tesi esposta da Trenitalia per giustificare il bonus era che il trasporto di persone sulle Ferrovie dello Stato trovava la sua regolamentazione nella legge speciale RDL n. 1949 dell’11/10/1934, convertito dalla legge n. 911/1935, che all’art. 11 prescrive che "il viaggiatore ha diritto al risarcimento del danno derivatogli dal ritardo, dalla soppressione del treno, da mancata coincidenza, da interruzioni, soltanto nei casi e nei limiti previsti dagli artt. 9 e 10, qualunque sia la causa e l’inconveniente che dà luogo alla domanda d’indennizzo"; queste norme, sempre secondo Trenitalia, individuano il risarcimento in favore del viaggiatore nel limite tassativo ed inderogabile del rimborso del biglietto nel caso non sia stato effettuato il viaggio.

Ma per il giudice si tratta di contratto "c.d. per adesione (o standard) regolati dall’art. 1341 c.c." nei quali l’altro contraente "non può discutere […] se vuole stipulare il contratto". Ma le "clausole vessatorie (proprio perché particolarmente gravose per la controparte) sono nulle se non sono specificatamente approvate per iscritto dalla parte che non le impone. Inoltre l’art. 36 del Codice del Consumo ribadisce la nullità delle clausole vessatorie […] inserite nel contratto concluso tra consumatore e professionista […] e ne discende che la legge speciale n. 911/1935 […] dopo la trasformazione dell’ente FS in società per azioni Trenitalia, trova limiti alla sua perentoria originaria inderogabilità […] proprio dalle norme del codice civile".

Il Codice del Consumo poi, ossia il D.lgs n. 206/2005 "ha rafforzato ulteriormente la tutela dei consumatori", ergo si devono "ritenere tali norme (ndr. le norme citate da Trenitalia) illegittime".