Siam Reap, terra dei templi cambogiani

Buona parte della Cambogia è ancora un vasto sito archeologico in fase di scoperta: avvicinandosi a Siem Reap, si è accolti da una nuvola di terra rossa, sollevata dalle auto in movimento.

Qui, nessuna strada secondaria è asfaltata. Proseguendo lungo il percorso, le polveri vengono lentamente sostituite da templi, che improvvisamente appaiono dai grovigli della fitta foresta. Luogo mistico senza pari, il Parco Archeologico di Angkor, dal 1992 incluso tra i siti del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, accoglie i resti delle capitali dell’Impero Khmer succedutesi dal IX al XV secolo. Templi sfarzosi e carichi di misticismo abbandonati e invasi dalla vegetazione, che in breve tempo li ha soffocati.

Dimenticati fino al 1870, vennero riscoperti da archeologi francesi e oggi sono una delle mete turistiche più ambite e affascinanti.

Il modo migliore per visitare questo luogo è in chiave storica, seguendo la successione cronologica di costruzione dei templi: l’estensione dell’area non permetterà di vedere il Parco nella sua interezza e si consiglia di seguire percorsi che includano le tappe più importanti e gestibili sulla base del tempo che si ha a disposizione.

In una giornata sono visitabili Angkor Thom, entrando dalla porta Sud per ammirare il Bayon, tempio-montagna edificato da Jayavarman VII, con le sue 54 torri-santuario, al culmine delle quali 200 volti del Buddha compassionevole rivolgono lo sguardo alle vastità dell’impero.

Nei pressi si trova la Terrazza degli Elefanti, risalente al 978, che fungeva da supporto alle costruzioni in legno della sala del Trono e delle sale delle Udienze appartenenti al Palazzo Reale, per 5 secoli sede degli imperatori Khmer. Si passa. quindi, attraverso la porta della Vittoria, al Ta Prohm, il monastero buddhista consacrato nel 1186 e lasciato dagli archeologi nelle condizioni in cui l’hanno trovato: un suggestivo intreccio di enormi radici e tronchi si insinuano tra le pietre delle mura costituendo un tutt’uno tra foresta e templi, dando luogo a una primordiale simbiosi tra natura e sacralità.

ui si trova Angkor Wat: è questo il capolavoro dell’architettura e dell’arte khmer, distribuito su 3 piani collegati da gallerie e dominato da 5 torri-santuario. I suoi bassorilievi sublimi, scolpiti nell’epoca in cui si costruivano le cattedrali di Notre Dame de Paris e quella di Pisa, fanno, di questa costruzione, l’emblema del medioevo del sud-est asiatico, al culmine del suo splendore.
Il secondo giorno si esplora il Prasat Kravan, risalente al 921, e il Mebon, il tempio che sorgeva su un isolotto artificiale al centro del bacino del Baray orientale. Non lontano, c’è il Pre Rup, grandioso tempio-montagna fatto erigere dal re Rajendravarman; segue il Prha Khan, tempio della Sacra Spada e il monastero di Banteay Kdei, cittadella delle celle monacali circondate dai bacini sacri di Neak Pean, con i serpenti intrecciati, e la piscina delle abluzioni pubbliche, il Srah Srang.

Un viaggio tra passato e misticismo che risolleva lo spirito per allontanarlo da quanto è terreno, presto ricordato dai volti dei bambini, che numerosi si aggirano offrendo gigli d’acqua, colti per essere offerti ai turisti.