Sintra, il giardino del Portogallo

Stagliata in un paesaggio di pareti rocciose e lussureggianti giardini, affacciata su uno scenario di foreste e fonti termali, protetta dalle montagne, esposta contemporaneamente alle suggestioni di oriente e occidente, la città portoghese di Sintra rappresenta un’autentica oasi, in cui la vegetazione abbraccia il trionfo architettonico prodotto dalla confluenza storica e culturale di Islam e Cristianità.

Da essa nasce l’immagine di una città costantemente puntellata di splendide, particolarissime espressioni artistiche.

Si comincia con la residenza estiva dei sovrani portoghesi, il Palacio National de Pena, un eterogeneo complesso, costruito nel 1840-1850 per il principe consorte Ferdinando di Coburgo Gotha, in cui lo stile arabo incontra il gotico, il manuelino si intreccia con il gusto rinascimentale, il barocco si fonde con la linearità mediterranea.

Intorno ad esso si sviluppa un grande parco all’inglese (celebrato persino da Richard Strauss), che contempla anche la Cruz Alta, con i suoi 529 metri, il punto più alto della Sierra di Sintra; sopra il palazzo reale di Vila Velha, si erge il Castelo dos Moros, costruito nel VII secolo dagli Arabi, in mezzo alle querce e alle rocce della Sierra di Sintra. Subito dopo fa la sua comparsa il Paço Real, un complesso di varie costruzioni dalle forme gotiche, moresche e manueline, realizzato a partire dal XIV secolo e caratterizzato da due enormi camini di forma conica.

Il costante incontro tra palazzi e giardini prosegue anche nei dintorni della città, con il Palacio de Seleais (eretto nel XVIII secolo e oggi trasformato in un lussuoso hotel), con la Quinta de Penha Verde (risalente al XVI secolo) o con la Quinta de Monserrate (edificato nel XVIII secolo in uno stile completamente arabeggiante e celebre per il suo parco, in cui confluiscono specie vegetali provenienti da tutti i continenti, tripudi di cascate e fontane e un bosco di felci arborescenti).

Per una pausa di divagazione, basta scendere un po’ più giù, sostare a Colares, prendere una bottiglia dei suoi celeberrimi aromatici vini rossi, proseguire ancora fino a Cabo de Roca e fermarsi a brindare, guardando il paesaggio da questo “promontorium magnum” (come lo chiamavano i Romani), estremo baluardo dell’occidente europeo.

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