Trieste: frontiera senza frontiere

Crocevia di culture e religioni, città multietnica per eccellenza (simboleggiata dal nome d’arte di quell’Ettore Schmitz che nel ribattezzarsi Italo Svevo andò a fondere due delle sue tante anime – quella italiana e quella tedesca – divenendo forse il suo più illustre cittadino),

Trieste è sempre apparsa la più ambigua, indecisa, sfumata delle grandi città italiane, ma, di contro o forse proprio per questo, anche una delle più affascinanti.

Una storia troppo lunga e articolata per essere riassunta in poche righe, per cui parlano egregiamente le innumerevoli testimonianze artistiche di cui è disseminata.

Simbolo indiscusso della città è il Castello Miramare: realizzato tra il 1856 e il 1860 per volontà di Massimiliano d’Asburgo, rappresenta una sintesi di scenari naturali, da un lato il panorama del Golfo di Trieste, su cui il castello si affaccia, dall’altro le infinite varietà di fiori e piante provenienti da tutto il mondo raccolte nell’enorme parco circostante.

Dall’estrema periferia e dalle sue influenze asburgiche al medioevo e al cuore vero e proprio della città, con il Colle San Giusto, testimone della storia trecentesca e quattrocentesca di Trieste, raccontata dalla Cattedrale di San Giusto, splendida nella sua asciuttezza, o dalla Fortezza difensiva e dai resti della sua cinta muraria. A ritroso nel tempo, ai piedi del colle si trova il Teatro Romano, edificato probabilmente su ordine dell’imperatore Traiano tra il I e il II secolo d.C.

Indicativa della commistione culturale della città è quella che potremmo chiamare “mappatura religiosa”, una sorta di percorso tra i luoghi di culto attraverso il quale ci si muove rapiti tra le confessioni più importanti dell’occidente. Dalla (già citata) Cattedrale di San Giusto al Tempio Serbo-Ortodosso della SS. Trinità e di San Spiridione, completamente imbevuta dell’estetica bizantina, dalla Chiesa Evangelica Luterana di Confessione Augustana alla Sinagoga, in cui la spiritualità incontra le sperimentazioni architettoniche del primo Novecento.

[trieste]

E poi Piazza Unità d’Italia, con l’incredibile sfondo del Palazzo del Municipio, il Canal Grande, il cui scenario notturno lascia senza fiato, la Lanterna e il Faro della Vittoria, storiche torrette di avvistamento e segnalazione che simboleggiano, come la celebre regata velica della Barcolana (a cui ogni seconda domenica di ottobre accorrono più di 2000 imbarcazioni) l’anima marinara della città.

Ma anche un tuffo nella nostra storia più drammatica e più recente, con la Risiera di San Sabba, l’unico lager nazista costruito sul suolo italiano, con il complesso delle gallerie antiaeree della Kleine Berlin o con la Foiba di Basovizza, testimone del sanguinario regime di Tito.

 

Per poi tirare il fiato e concedersi un pausa di distensione attraverso un’altra storia, quella della grande tradizione artistica e letteraria di Trieste, raccontata dal Caffé San Marco, che ha mantenuto nei decenni successivi alla sua apertura (avvenuta nel 1914) la sua identità di ritrovo eletto degli intellettuali.