Vacanze estive in Corsica, la “belle noiseuse”

È probabilmente meno francese del Piemonte e più italiana della Sardegna, ma uno strano destino di giochi di potere e spartizioni territoriali ha voluto che la Corsica, pure a noi tanto vicina, nel clima, nel territorio, nelle produzioni, nel dialetto, non fosse la ventunesima regione italiana.

Lei però rimane lì, prossima e raggiungibile, ancorata alla sua dimensione selvaggia e orgogliosa, all’asprezza degli isolani, alla complessità di un popolo conteso e indomabile.
Dai Sardi ai Fenici, dai Greci ai Romani, dai Vandali ai Bizantini, dai Pisani agli Aragonesi, dai Genovesi ai Francesi, la Corsica ha attraversato i suoi oltre 2000 anni di storia in un continuo passaggio di consegne, che ha lasciato pochissimo spazio al suo fortissimo seppure quasi inappagato desiderio di indipendenza.

Ribattezzata dai Greci Kallìste (ossia “la più bella”), quest’isola rimane un luogo misterioso, aspro e sfuggente, specchio fedele dei suoi abitanti, bagnati ovunque dal mare eppure profondamente legati alle montagne, ribelli e incontrollabili, lontanissimi dal profilo diffuso del Francese, ad esso, anzi, nel bene e nel male, volutamente in antitesi.

Terra natia di Napoleone, la Corsica conserva la memoria del proprio figlio come un vezzo, ma senza vanto, affidando soprattutto ad Ajaccio, capoluogo dell’isola e sua città natale, il compito di perpetrarne la memoria e gratificare la curiosità dei turisti. L’isola, invece, preferisce esprimersi e raccontarsi attraverso i tesori che la natura le ha dato e che le sono rimasti fedelmente attaccati.

Partendo dallo scorcio delle Bocche di Bonifacio, il lembo di mare che la separa dalla Sardegna, celebre per le sue imponenti scogliere, per arrivare a Capo Corso, il promontorio nell’estremo limite settentrionale, noto anche come il Dito di Corsica, le geografia dell’isola alterna i profili dei suoi litorali, ancora incontaminati e tenacemente salvaguardati dall’abusivismo edilizio, alla potenza delle sue montagne, cuore interno, ricco di macchia mediterranea e quasi interamente protetto come Parco Naturale.

La Corsica conserva diverse testimonianze dell’influenze artistiche dei suoi dominatori, ma il ritratto che la rappresenta meglio è quello che disegnano le sue vette, la sua vegetazione, le sue coste, il suo mare, la sua gente e – perché no? – anche la sua gastronomia, squisita sintesi delle tradizioni culinarie liguri e toscane, parzialmente contaminata dalla cucina sarda, greca e francese.