Vacanze estive, scegliere l’ecoturismo

Causa sensibilizzazione ed impellenti necessità, diciamo pure che l’ecocompatibilità è divenuta in breve tempo la grande protagonista delle ribalte, al cinema e nelle radio, nei giornali e nelle campagne pubblicitarie, in architettura e a tavola.

Non poteva dunque non ritagliarsi il suo spazio anche in tema di vacanze, divenendo in questi giorni quasi argomento d’attualità.

Ha destato infatti più che scalpore la (probabilmente inconsapevole) contrapposizione dei media tra la notizia del consumo di un singolo volo aereo intercontinentale – che sembra equivalere a quello del traffico automobilistico mondiale di un intero anno – e quella della giovane coppia statunitense che ha investito tre mesi della propria vita per realizzare un viaggio intorno al mondo all’insegna del minimo impatto ambientale. È però già da alcuni anni che l’ecoturimo ha avviato una graduale e fruttuosa affermazione. Per raccontarlo ed offrire uno spunto, non solo di riflessione, abbiamo deciso di proporre tre soluzioni… Scegliete la vostra!

Iniziamo dall’Italia, dall’entroterra ligure, dalla provincia di Ventimiglia. È qui che sorge il piccolo borgo medievale di Torri Superiore, gestito dal 1989 dall’omonima associazione culturale, che ha salvato questo luogo dall’abbandono trasformandolo in un delizioso ecovillaggio, dove sono tante le possibilità di svago. Il ristorante del paese offre a tutti i visitatori un ricco menù realizzato con prodotti biologici e rigorosamente locali, da combinare alle escursioni di trekking, ai corsi di ceramica al tornio o alla produzione artigianale di sapone, a un massaggio o a una lezione di yoga. A disposizione anche un piccola biblioteca e un internet point. Allettante anche l’aspetto economico: 35.50 euro per una multipla senza bagno, 52 per una doppia con bagno; convenzioni per i bambini sotto i 13 anni, per i tesserati Arci, Coop, Aam Card, NaturaSì, per i gruppi di più di 8 persone e per chi decide di fermarsi oltre le 2 settimane.

Valicando i confini nazionali, ma rimanendo sempre in area europea, puntiamo verso est. Lo scenario è quello delle incontaminate foreste della Bulgaria, dove sorge l’antico villaggio di Kalofer, le cui origini sembrano addirittura risalenti al XVI secolo, all’epoca della dominazione turca. La leggenda vuole che i nativi organizzassero proprio al riparo della boscaglia la resistenza agli “infedeli” e che, dopo una logorante battaglia, ottennero di fermarmi in quelle terre e costruire lì il loro nuovo insediamento. Grazie alla ferma volontà dei suoi abitanti, Kalofer è rimasta immutata nel tempo, un piccolo paradiso – circondato da foreste di faggio e larghi canyon, torrenti e cascate, che raggiungono anche i 125 metri di altezza – che nel 2004 è riuscito ad ottenere il premio Skal International per il turismo responsabile.

Per chi ha intenzioni serie, c’è anche la proposta intercontinentale, sorprendentemente legata ad una delle mete storiche del grande turismo: la Repubblica Domenicana. È qui che la congiuntura tra alcune Ong italiane e gli enti domenicani dell’Icei e dell’Ucodep ha permesso di sviluppare una proposta di vacanza alternativa, ecosostenibile e responsabile, divenuta un modello su scala mondiale. A Salcedo, infatti, è stato avviato il progetto “Ruta del Caffè”, che permette ai turisti di vivere due giorni a stretto contatto con i coltivatori del pregiato chicco rosso. Le cifre? 109 produttori coinvolti, 38.000 Kg di caffè prodotti ogni anno, 19.000 dei quali venduti nei circuiti del commercio equosolidale, e appena 25 euro al giorno per essere ospitati da una famiglia locale.

 

 

Allora, avete scelto?