Viaggio in Birmania a Pagan

Sulla piazza centrale della vecchia Pagan, i carretti rossi con la cappotta verde aspettano i turisti che hanno snobbato le vacanze in Thailandia e hanno scelto l’avventura della Birmania: Pagan è un grosso borgo acciambellato in un’ansa del fiume Irrawaddy, sotto al monte Popa e nasconde uno dei più bei tesori archeologici del sudest asiatico.

Tra il nono e il tredicesimo secolo furono costruiti quasi quattromila templi, stupa (monumenti a cupola piena, semisferica o leggermente affusolata) e monasteri; da allora questo villaggio lontano da tutto, che si può sorvolare in mongolfiera per 200 dollari, assiste al degrado dei suoi tesori con una serenità buddista.

 

I 2.826 monumenti ancora in piedi, in mattoni cotti o rivestiti di gesso, decorati con bassorilievi di stucco, con pitture murali e tegole smaltate hanno tutti un nome, ma l’origine resta ancora misteriosa perchè il regime non si preoccupa di fare ricerche; all’interno di questi templi ci sono grandi Budda giallo canarino,, con il viso paffuto rivolto verso la luce del giorno. E quando tramonta il sole, le luci verdi appese in cima ai templi più alti cominciano ad accendersi. ù

Nei vicoli di Pagan, a parte qualche albergo di lusso, ci sono case in legno o in foglie di palma, sprofondate nella vegetazione.

Gracili galletti attraversano i sentieri pilverosi, invasi dalle buganvillee e qua e là si possono trovare alla rinfusa sulla terra battuta molti souvenir: pile di scatole leccate fatte di bambù o di crine di cavallo, marionette dai colori vivaci, stupa in miniatura, calici dorati e appuntiti che servono a raccogliere le offerte per il Budda, ma anche pipe e pesi da oppio.

 

Non ci sono nè Internet Cafè nè centri commerciali ma al ritorno Pagan resterà nel vostro ricordo come un miraggio in mezzo al deserto.