Viaggio nelle Marche, tra cucina e tradizione

Lo slogan, coniato qualche anno fa, che vedeva come illustre portavoce lo jesino Roberto Mancini, era davvero azzeccato.

Le Marche: l’Italia in una regione” dice infatti molto sulle potenzialità di una terra spesso lasciata in secondo piano, ma capace di contenere in sé tutte le caratteristiche dell’identità italiana, dal mare alla montagna, dalla campagna al fiume, dalla cultura contadina alla tradizione marittima, dall’intrattenimento alla buona tavola, dall’arte allo sport, dalle sagre popolari alle manifestazioni culturali.

E proprio per questo da vedere, esplorare, apprezzare tutta, da un capo all’altro, nella sua diversità.

Data la sua strategica centralità, si può scegliere di partire dalla zona del Monte Conero, puntellata di luoghi bellissimi, dai piccoli comuni di Sirolo e Numana alla Baia di Portonovo: qui è praticamente impossibile prescindere da un tuffo nelle cristalline acque di uno dei pochi luoghi in cui il Mar Adriatico è riuscito a preservare tutta la sua purezza, per poi concedersi una punta agli scogli noti come “le due sorelle” o una passeggiata tra il Fortino Napoleonico (trasformato in un lussuoso hotel) e la piccola Chiesa di Portonovo, edificata su un dirupo a picco sul mare.

Un’altra possibilità non può che essere l’escursione guidata nel verde della Riserva del Monte Conero, perché il contrasto tra la folta vegetazione del monte e l’azzurro del mare sottostante, su cui strapiomba, è un autentico spettacolo.

Le Marche sono belle e incontaminate, ma soprattutto sono buone: la cucina qui vanta alcune tra le eccellenze più indiscusse dello stivale.

Nella zona del Conero il pesce la fa da padrone: i moscioli (cozze) sono abbondanti e polposi e si cucinano tradizionalmente alla catalana, al gratin, al limone o accompagnate alla pasta. Assolutamente imperdibile il brodetto di pesce, servito nel coccio (ciotola in terracotta) con un filo d’olio e pane bruscato. Per la varietà ittica dell’Adriatico sono ottime anche la grigliata e la frittura, come i risotti, alla marinara o alla pescatora.

Ancona, a soli sette chilometri dalla Riviera del Conero, è il centro non solo amministrativo della regione e da lì, dopo una visita alla città, ci si può spostare ovunque.

Salendo verso nord si entra nel cuore della zona forse meno identitaria delle Marche, quella della doppia Provincia di Pesaro e Urbino, detta anche la “provincia sporca”, per le innumerevoli influenze culturali e dialettali, di matrice romagnola, umbra e toscana, che la contraddistinguono; questa parte della regione trae fascino proprio dalla sua natura di “terra di confine”, dalle sue molteplici contaminazioni, di cui la zona dell’Urbinate è forse l’espressione più celebrata.

Attraverso la città di Urbino, gioiello rinascimentale, luogo natio di Raffello Sanzio e città ideale di Piero della Francesca, ci si immerge nell’antica storia dei Montefeltro. Seguendo le loro tracce si possono percorrere i territori eternamente contesi ai Malatesta, passando da Gradara (dove nasce la leggenda di Paolo e Francesca, cantata da Dante nel V del Paradiso) a San Leo (luogo di prigionia dell’affascinate Cagliostro).

Per entrare nel vero spirito della regione, però, conviene scendere a sud. Puntando dapprima verso Recanati, per una visita alla città che ha dato i natali a Giacomo Leopardi; poi su Macerata che, oltre all’innata bellezza del suo centro storico, può regalare anche la piacevole sorpresa di uno spettacolo allo Sferisterio, nell’ambito di un festival che anima la città per buona parte dell’estate.

Se si è perso il pesce anconetano, si può rimediare tirando verso San Benedetto del Tronto, sede del principale mercato ittico d’Italia e celebre per le rigogliose palme del suo lungomare. Qua ritorna il brodetto, ma cambiano i pesci che lo compongono, perchè lungo il tratto costiero marchigiano sembrano esserci almeno una ventina di variazioni della stessa ricetta.

A questo punto si va verso l’interno con un visita al Parco Naturale dei Monti Sibillini e un’accurata esplorazione di quella che molti considerano la città più bella delle Marche: Ascoli Piceno, dove è impossibile non perdersi tra i vicoli della parte vecchia (che lasciano davvero senza fiato) e non concedersi un bell’aperitivo a base di Verdicchio, prima di sedersi a tavola per gustare le tante espressioni gastronomiche dell’entroterra ascolano.