Visitare Palermo, una città tanti stili

Palermo è la Sicilia, la sua rappresentazione, la sua sintesi, il luogo in cui si riassumono le influenze e le ricchezze di una regione bellissima, invitante quanto tormentata. Affacciata sul mare e baciata dal sole, Palermo è un trionfo di calore e opulenza, ma anche un luogo segnato dai suoi dolori e dai suoi problemi, profondamente ancorato al passato, ma pregno di una vita che si nutre di se stessa.

Fondata nel 734 a.C. dai Fenici, la città diventa presto oggetto del desiderio – purtroppo per loro inappagato – dei Greci, già colonizzatori della parte orientale dell’isola. L’impresa di conquista riesce invece ai Romani, che ne detengono il controllo fino alla caduta dell’Impero. Poi decenni di devastazioni da parte dei Vandali, da cui Palermo viene liberata grazie all’intervento dei Bizantini che vi rimangono per tre secoli, fino all’avvento degli Arabi.

Nel 1072 le lotte interne al governo mussulmano aprono la strada a Ruggero D’Altavilla, che fa di Palermo una roccaforte normanna, al suo massimo splendore sotto il dominio di Federico II di Svevia. Alla sua morte la città passa sotto il controllo degli Angioini, di stanza a Napoli, ma dopo venti anni di insurrezioni (immortalate nei libri di storia sotto il nome di Vespri Siciliani), dal controllo indiretto dei Francesi ci si sposta a quello diretto degli Spagnoli. Gli Aragonesi rimangono al potere dal 1282 al 1713, quando i Borboni inglobano Palermo nel Regno delle Due Sicilie, sottomettendola (ancora una volta) al controllo di Napoli, fino allo sbarco dei Garibaldini e alla nascita del Regno d’Italia.

Lo splendore di Palermo ripercorre e racconta tutta questa lunga storia.

Le tracce della dominazione araba rimangono nella parte più antica, nel quartiere del Kasr (sulla cima della Paleopolis), in quello della Grande Moschea, nella zona della Kalsa, in quella degli Schiavoni e nel quartiere del Moascher.

Ancora più numerose le testimonianze normanne, dal Palazzo dei Normanni (attuale sede del Parlamento Siciliano) alle cupole rosse della Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, dalle incursioni bizantine della Chiesa della Martorana alla Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi (l’edificio normanno più antico di Palermo), dalle dodici arcate del Ponte dell’Ammiraglio alla Chiesa della Magione (o della Santissima Trinità), dalla Chiesa dello Spirito Santo a quella di San Cataldo, dallo splendido complesso della Cattedrale (che nella sua commistione artistica sembra ripercorrere la storia della città e dei suoi dominatori) a palazzi come La Zisa, con il suo sistema di fontane, o come La Cuba, dallo stile austero e severo.

Dei primi secoli della dominazione spagnola parlano la veduta di Palazzo Sclafani, le influenze gotiche e catalane di Palazzo Chiaramonte, l’architettura di Palazzo Abatellis e i superbi interni di Palazzo Aiutamicristo; parlano la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo e quella di Santa Maria della Catena; parla Porta Nuova, il monumentale accesso al centro storico della città.
Barocco e Rococò campeggiano ancora in alcune delle numerosissime – e tutte bellissime – chiese palermitane, dalla Chiesa del Santissimo Salvatore a quella del Gesù (o Casa Professa), da quella di San Domenico alla splendida Chiesa di Santa Caterina. Espressioni laiche ne sono invece i Quattro Canti (noti anche come Teatro del Sole), che indicano la piazza ottagonale considerata all’epoca centro fisico e simbolico della città, o la Fontana Pretoria, nel cuore dell’omonima piazza su cui si affaccia anche Palazzo Pretorio (o Palazzo delle Aquile), sede del Comune.

Cospicue anche le testimonianze più recenti, con le architetture in stile Liberty del Teatro Massimo, del Politeama Garibaldi o del Villino Florio, magistrale esempio dell’Art Nouveau di Ernesto Basile. E poi, se avete ancora energie, ci sono le circa trenta strutture museali (senza contare le minori), i mercati storici di Ballarò, del Capo (con il suo mercatino delle pulci), dei Lattarini e della Vuccirìa o il suggestivo sistema delle antiche borgate.