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14 Dec

Visitare Praga seguendo l’itinerario della magia

29 maggio 2009
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In certe giornate un po’ grigie ad avvolgere, e rendere ancora più seducenti, le vie di Praga è una bruma di mistero. Atmosfere magiche, figure fiabesche e altre demoniache, storie bizzarre e a volte da brivido, vicende epiche e antichi aneddoti: a popolare la capitale sono leggende di ogni epoca e per ogni gusto.

La leggenda narra che in via Liliova, nella Città Vecchia, ogni mezzanotte appare un templare senza testa, in sella al suo destriero bianco. Con una mano stringe le redini, con l’altra il suo capo tagliatogli in vita per una grave colpa. Si dice che in punto di morte abbandonò la fede cristiana e che ora vaga in cerca di chi lo liberi dalla maledizione. Ci riuscirà solo chi sarà tanto veloce e coraggioso da strappargli la spada e trafiggergli il cuore. Per ora, però, dell’impavido eroe nessuna traccia…

Il celebre Ponte Carlo seppe resistere alle numerose inondazioni della Moldava ma quando il sacerdote Giovanni Nepomuceno fu gettato nel fiume, proprio in quel punto crollò l’intera arcata del ponte. Inutili i ripetuti tentativi di ricostruirlo: l’opera dei muratori la notte crollava di nuovo. Un costruttore però si incaponì e, dopo una serie di fallimenti, scese a patti col diavolo promettendogli la vita di colui che per primo avrebbe attraversato il nuovo ponte.

Per risparmiare un’anima innocente, però, pensò di ingannare il demonio  liberando, all’alba del giorno dell’inaugurazione, un gallo all’imbocco del ponte. Ma il diavolo fu più furbo: si finse muratore, si precipitò dalla moglie del costruttore e le disse di correre al ponte perché a suo marito era capitato un brutto incidente. Il costruttore non poté fermarla e la notte stessa la poveretta morì con anche il bambino che portava in grembo. Pare che l’anima del piccolo abbia volteggiato a lungo sopra il ponte, emettendo starnuti che i passanti riuscivano a udire. Fino a che un giorno d’istinto qualcuno gli rispose “Salute!” e inconsapevolmente liberò la giovane anima, che poté finalmente volare in cielo.

Il Muro della Fame, nella Città Piccola, racchiude nel suo nome una storia interessante. Ai tempi di Carlo IV la siccità portò carestia e, di  conseguenza, delinquenza. Le carceri esplodevano e allora l’imperatore propose ai disperati che avevano rubato e saccheggiato per sfamare le famiglie un lavoro onesto in cambio non di denaro ma di cibo. Chi accettò fu condotto sulla collina di Petrin per avviare la costruzione della fortezza cittadina. La grande muraglia, conservatasi fino a oggi, sfamò così intere famiglie. Per questo e a causa anche della sua merlatura che ricordava i denti dei poveri affamati, fu battezzata subito Muro della Fame.

C’è anche una storia ufficiale, documentata e scritta nei manuali, che elegge Praga a città magica, protagonista insieme a Torino e Lione del celebre triangolo europeo di magia bianca. E’ una storia che affonda le radici nel lontano ‘500, ai tempi di Rodolfo II, eccentrico sovrano con una passione per alchimia e magia.

Sotto il regno di Rodolfo II Praga divenne una metropoli, una vivace piazza
culturale. Pazzo o no, l’imperatore aveva una mente brillante, un’intelligenza acuta, una gran fame di cultura e un’insolita tolleranza per quei tempi, che rese possibile la convivenza e la mediazione tra le diverse religioni dell’Impero. La sua indole melanconica lo condannava però a esser solo pur tra tutti gli attori della sua affollata corte.

Difficile dire se la malattia mentale lo portò a isolarsi o se il suo naturale isolamento lo portò alla follia, o ancora se i geni ereditari abbiano sentenziato la sua condanna; è cronaca però che il re si chiuse sempre più in se stesso, divenne diffidente nei confronti del mondo e di chi lo circondava, primo fra tutti il fratellastro Mattia, in favore del quale infine abdicò nel 1611, forse sentendo prossima la morte che infatti lo colse l’anno successivo. La sua salma riposa ora nella cattedrale di San Vito.

Inquieta, arrabbiata e delusa, l’anima del re folle ancora vaga e si respira tra i vicoli e negli angoli segreti della Praga magica. Per inseguirla bisogna
rintracciare le architetture esoteriche della capitale, percorrere il Vicolo dell’Oro –là dove in minuscole casupole, oggi sede di botteghe artigiane, alloggiavano alchimisti, scienziati, esoteristi e ricercatori di corte-, attraversare il Ponte San Carlo, vagare per il quartiere Mala Strana, addentrarsi nel ghetto ebraico ai tempi governato da quel rabbino Loew cui si deve la leggenda del Golem, gigante plasmato dall’argilla rossa a difesa degli ebrei praghesi dalle persecuzioni dell’epoca.

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