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Viaggi e vacanze alle Maldive? Non è oro tutto quello che luccica!

Gianfranco Mingione - 6 novembre 2013
Gianfranco Mingione
6 novembre 2013
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Dici Maldive, dici incanto. Sono meta del turismo internazionale, seppure lo stato delle Maldive sia ancora una democrazia debole. Basti leggere alcuni divieti, tipici di altri paesi confessionali, come quello previsto dalla costituzione che nega o sottrae la cittadinanza a chi non abbraccia la fede musulmana (per chi l’abbandona è persino prevista la pena di morte). Nonostante tali limiti che minano i diritti umani, la cultura dell’accoglienza e del turismo è una delle risorse più preziose, assieme alla pesca, altra attività tradizionale.

L’arcipelago si trova a sud ovest dell’India, nelle acque dell’Oceano Indiano ed è costituito da ben 1087 isole (20 sono atolli) di cui soltanto 220 permanentemente abitate. L’economia dell’isola ruota attorno alla pesca del tonno, attività tradizionale, e dalla fine degli anni ottanta ha visto nel turismo la sua maggiore risorsa (602.000 visitatori nel 2006). I flussi turistici provengono principalmente da Germania, Italia e Giappone. L’ambiente naturale è protetto da una legislazione molto attenta che, però, sembra non riguardare la cosiddetta “isola delle vergogna”.

L’isola dell’immondizia. Il degrado ha colpito anche qui e l’isola dell’arcipelago dove è stata creata la discarica a cielo aperto si chiama Thilafushi, a solo sette chilometri dalla capitale Malè. Creata artificialmente per volere del governo locale, nel 1992, non rientra a quanto pare tra le attrazioni del turismo internazionale. Ogni giorno vengono sversati su questa piccola isola di sette chilometri oltre 300 tonnellate di rifiuti, tra questi, come afferma Ali Rilwan dell’organizzazione ambientalista Blue Peace, molti sono pericolosi: “Non ci sono solo rifiuti urbani ma anche moltissimi apparati eletronici, che contengono materiali altamente pericolosi come il cadmio, che rischiano di finire nell’acqua andando a compromettere il delicato ecosistema. Le sostanze inquinanti così potrebbero entrare nel livello inferiore della catena alimentare e arrivare direttamente sui nostri piatti a base pesce o aragoste” (Fonte www.tmnews.it).

Chissà che il governo non si affretti a correre ai ripari, sembra con la costruzione di un moderno inceneritore, pena un bel danno d’immagine a livello globale che potrebbe danneggiare l’afflusso di turisti.

[foto: www.zingarate.com]

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