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14 Dec

Corte di Giustizia Ue a Nintendo: ‘craccare non è sempre illegale’

LaRedazione
24 gennaio 2014
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Corte di Giustizia Ue a Nintendo: 'craccare non è sempre illegale'

Nintendo e PCBox sono da tempo impegnate in una battaglia legale: i giapponesi ritengono che i dispositivi di PCBox siano usati per far girare giochi contraffatti, mentre per Nintendo vuole impedire l’utilizzo di software indipendenti.

Questo è infatti il verdetto emesso dall’organo giudiziario europeo in merito alla battaglia legale tra Nintendo e PCBox (ora Recoverybios). Le ragioni del contrasto sono da ricercarsi nel sistema di protezione che le console targate Nintendo (come la maggior parte delle console esistenti, del resto): PCBox vende sul web Nintendo Wii, Ds e DsLite con una modifica che di fatto disattiva tale protezione.

Da queste premesse alla battaglia legale che ne è scaturita la distanza è breve: la casa giapponese accusa PCBox di mirare principalmente alla diffusione dei videogiochi contraffatti, PCBox risponde discolpandosi e accusando la Nintendo di voler impedire la diffusione di software indipendenti per la riproduzione di film, video e musica in formato mp3 sulle sue console.

Il Tribunale di Milano, che si occupa della questione, ha interpellato la Corte di Giustizia europea per avere chiarimenti su quanto sia effettivamente protetta la Nintendo in base alle norme vigenti sull’armonizzazione del diritto d’autore.
La risposta della Corte di Giustizia è stata inequivocabile e allo stesso tempo sorprendente: aggirare la protezione può essere legale. Secondo le norme infatti la protezione giuridica comprende misure di sicurezza volte a impedire gli atti non autorizzati di riproduzione e distribuzione delle opere sulle quali si detiene il diritto d’autore. Queste misure devono essere proporzionali al raggiungimento dello scopo.

Cosa significa in breve? La Corte di Giustizia ritiene che craccare console al fine di installare applicazioni che non violano le norme sul diritto d’autore è perfettamente legale. La Nintendo però non ci sta: in una nota pubblicata ieri la casa giapponese ha dichiarato che continuerà la sua battaglia legale nel Tribunale di Milano per ottenere una decisione “motivata” dal momento che non ritiene in alcun modo di essersi spinta oltre le misure necessarie ad arrestare la diffusione della pirateria.

Il compito del Tribunale di Milano è ora di analizzare le modalità in cui le modifiche effettuate da PCBox interferiscono con le leggi: per arrivare a conclusioni utili bisogna da un lato indagare la frequenza con cui gli utenti impiegano la modifica per atti illeciti, dall’altro bisogna stabilire se da parte della casa madre Nintendo è tecnicamente possibile impiegare misure di protezione che interferiscono in misura minore con le attività di chi sviluppa senza alcuna violazione delle norme sul diritto d’autore.

PCBox ha dalla sua alcuni precedenti negli stati dell’Unione Europea: i tribunali di Francia e Spagna si sono già pronunciati a favore della legalità del mercato non ufficiale dei software per console Nintendo, riconoscendo come la protezione della casa madre giapponese ne limiti in questo senso i diritti.

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