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13 Dec

‘Final Fantasy XIII’ è una corsa contro il tempo

LaRedazione
24 febbraio 2014
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Final-Fantasy XIII Lightning Returns

In Final Fantasy XIII avremo a disposizione soltanto sei giorni per salvare quante più anime possibili. Questo brevissimo lasso di tempo può essere prolungato attraverso l’acquisizione di determinati punti (acquisibili nei combattimenti) fino a raggiungere i 13 giorni massimi, sufficienti a portare a termine tutte le missioni.

Si era parlato di un ritorno al passato perché la Square Enix aveva scelto, nei due titoli precedenti di questa saga, di stravolgere la tradizione che li aveva condotti al successo, annullando, di fatto, tutti gli elementi più classici del JRPG e puntando esclusivamente su una serie di scontri più o meno lineari che poco avevano a che fare con i loro precedenti lavori.

La storia è comprensibile soltanto da chi ne conosce gli inizi e  la grafica non è curata nei dettagli come invece ci si sarebbe aspettati. Ridotto il motore grafico, ridotto il lavoro sulle location e sugli NPC, la sensazione è quella che ogni cosa sia raffazzonata alla bell’e meglio.

Dunque, niente di buono? Non proprio. Perché Lightning Returns: Final Fantas XIII rappresenta il tentativo di un rinnovamento del sistema di combattimento, che discostandosi dall’interfaccia ATB, abbandona lo scontro a turni, cui eravamo abituati, in favore di una modalità che va in direzione dell’action puro.

La vera strategia di questi scontri sta negli abiti che la protagonista può indossare (Fino a tre durante lo stesso scontro) e che concedono diversi tipi di attacco, selezionabili direttamente attraverso i tasti frontali.

I mostri hanno tutti debolezze e punti di forza contro i quali è necessario sfoggiar l’appropriato vestito, e sferrare gli attacchi più adatti per uccidere il proprio avversario.

Purtroppo l’acquisizione di nuove capacità rende presto alcuni scontri piuttosto banali. In sintesi, riconosciamo a Lightning Returns: Final Fantas XIII una certa originalità ed alcune buone idee, sviluppate però con troppa poca cura per farne un titolo degno di nota.

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