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18 Dec

Censura Pechino, anche Go Daddy se ne va

dgmag - 26 marzo 2010
26 marzo 2010
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Dopo Google, anche Go Daddy lascia la Cina per via della censura e delle pressioni del Governo di Pechino.

Lo ha annunciato AsiaNews secondo cui il vice presidente esecutivo dell’azienda, Christine Jones, ha dichiarato che "il governo cinese ora chiede troppe informazioni sui nostri utenti. Noi non vogliamo diventare agenti dell’esecutivo di Pechino, e siamo molto preoccupati dell’aumento del livello di controlli sugli utenti Internet".

Il nuovo regolamento emanato dal governo impone infatti alle compagnie che operano su Internet di fornire alle Autorità una serie di dati anagrafici degli utenti che richiedono i loro servizi, oltre a due fotografie a colori e una copia della carta di identità per chiunque voglia aprire un nuovo sito.

Qualcuno dalla Cina sostiene però che dietro gli abbandoni eccellenti non ci sia solo la voglia di non sottostare alle regole del Paese ma anche la scarsa monetizzazione da parte delle aziende coinvolte.

Un analista della Borsa di Shenzhen ha spiegato infatti che siccome "i motori di ricerca che operano su internet sopravvivono se vendono pubblicità" in Cina continuano ad andare in perdita in quanto "gli investitori cinesi hanno sempre preferito Baidu, il principale motore in lingua cinese, rispetto a Google, che aveva i conti in rosso. Ecco perchè se ne sono andati".

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