Facebook distrae e le aziende lo oscurano

Le aziende italiane sono in guerra con Facebook. Secondo un’inchiesta pubblicata oggi su Repubblica, sia Poste Italiane che la Provincia di Milano hanno già deciso di negarne l’accesso ai propri dipendenti. Il motivo? Il social network distrae troppo sul posto di lavoro.

Le Regioni Lombardia e Veneto meditano di attuare la stessa procedura, mentre al comune di Napoli hanno optato per il razionamento: un’ora al giorno, suddiviso in frazioni di 10 minuti l’una (in compenso il blog di Beppe Grillo è completamente oscurato).

Nella Regione Campania è in atto un vero e proprio mistero: alcuni computer riescono a connettersi e altri no.

La politica dei "filtri" aziendali nelle connessioni Intranet è insomma sempre più diffusa, avendo già colpito le chat e i programmi di telefonia via Internet come Skype, che per poter funzionare hanno bisogno della stessa tecnologia con cui si scaricano file dalla rete. Va controcorrente il Comune di Torino, che proibisce sinora solo il porno e i giochi d’azzardo.

La campagna aziendale anti-Facebook arriva in Italia in netto ritardo rispetto alle manovre già attuate all’estero, in cui il fenomeno è radicato da molto più tempo.

Business Week, il luglio scorso, ha riportato che i due terzi delle aziende britanniche avrebbero bloccato l’accesso ai diversi siti di social networking. Secondo Barracuda, un’azienda che si occupa di sicurezza informatica ed è quindi parte in causa, sarebbe invece la metà delle aziende americane a bloccare quei siti, con un dato per Facebook che non andrebbe oltre il 26%.

Se fin qui si è parlato di aziende private i toni si accendono quando si discute dei dipendenti pubblici: è del marzo 2007 la decisione epocale, intrapresa dalle autorità della provincia dell’Ontario, in Canada, di bloccare l’accesso a FaceBook in quanto "brucia il tempo del lavoro".

Altra scuola di pensiero, invece, vede nel marchio una risorsa di autopromozione professionale, che fa curriculum e consente al marketing di selezionare meglio il personale.

Come dichiara Andrea Facchini, pubblicitario di Nokia Italia, l’invito migliore resta quello alla moderazione, rivolto sia al singolo che ai media drogati dalle fenomenologie su Facebook: "è solo un nuovo modo di comunicare, basta usare il buonsenso e non esagerare. Del resto, è come alzare la cornetta, mandare una posta elettronica. E siccome si tratta anche di fenomeni di moda, è un sistema per stare al passo coi tempi. Si dimostra di essere dinamici seguendo l’onda. Viviamo in un mondo in cui siamo sempre connessi. Inevitabilmente anche durante l’orario di lavoro. Del resto, facciamo tutto oramai dalle nostre scrivanie, dall’acquisto online alla prenotazione delle vacanze. Lo ripeto, basta non esagerare".

Per stemperare la questione vi lasciamo a una divertente parodia di Sabina Guzzanti a Parla con Me: Susanna, la Facebook-addicted per cui se non hai un profilo con fotina non esisti.